Melandri come Rossi La prima volta del pilota gentiluomo

Per Marco prima vittoria in MotoGp e 2º posto nel mondiale. Valentino, battuto, lo consacra: «Grande, quel che ha fatto non è da tutti»

Giovanni Zamagni

da Istanbul

Ha costruito la sua grandezza e il suo carattere sulle sue sfortune, sui mille incidenti, sulle fratture, sulla perdita della mamma, la privazione più grande che un bambino di quattro anni possa subire. Per tutto questo, Marco Melandri è un pilota gentiluomo, un fuoriclasse, senza forse ancora sapere di esserlo. O forse sì. Da sempre indicato come l'anti Valentino Rossi, cresciuto con lui, ma più spesso all'ombra del fenomeno di Tavullia, Marco ha faticato a imporsi. Prima in 125, dove ha perso un mondiale per un punto, poi in 250, dove ha dovuto aspettare tre lunghi anni prima di conquistare il titolo mondiale. Poco per uno che ancora oggi è solo un ragazzo di 23 anni, troppo per uno che ha un talento paragonabile solo a quello di Rossi. Ma Marco è così, un grande che ha bisogno del suo tempo per crescere, un fuoriclasse destinato a faticare prima di raccogliere quello che merita. Dopo due stagioni di difficoltà alla Yamaha, Melandri è passato alla Honda del team Gresini, dove oltre a una moto competitiva ha trovato l'ambiente giusto.
«Voglio ringraziare la mia squadra - sono, non a caso, le parole che dice subito dopo aver vinto il suo primo Gp in MotoGP -, una squadra fatta da appassionati. Come Gresini, che quando si parla di moto sembra un bambino nella stanza dei giocattoli, o come il capo-meccanico Cecchini, che vive solo per la RC211V». È la liberazione dopo tanta sofferenza, la grande gioia dopo tante delusioni. Eppure, anche questa volta c'era qualcosa che sembrava potesse rovinare la festa. Dominatore assoluto delle prove libere, sabato Marco si era visto strappare la pole dal compagno di squadra Sete Gibernau. «Ma proprio l'errore delle prove mi ha dato la forza per vincere questa gara - svela -. Sabato ero nervosissimo prima di scendere in pista, perché sapevo di poter essere il più veloce. Così mi sono messo addosso troppa pressione, mi è venuta l'ansia e ho sbagliato. Prima di partire per la gara mi sono detto: sono qui a divertirmi, non a smartellare in fabbrica. Va bene ogni risultato, devo essere felice per quello che faccio».
Così è scattato sereno e dopo tre giri in testa, mentre Rossi staccato di un paio di secondi cercava di rimediare a una brutta partenza, è stato superato da Gibernau, che ha fatto un paio di passaggi al comando, prima di commettere l'ennesimo errore e finire fuori pista e perdere una decina di secondi. «Quando l'ho visto entrare così forte in quella curva - ripercorre la gara - ho pensato che ci avrebbe dato un secondo al giro a tutti, oppure che non ce l'avrebbe fatta a rimanere sull'asfalto. Così è stato e a quel punto ho pensato solamente a imporre il mio ritmo, a guidare come ho saputo fare su questo tracciato fin da venerdì mattina».
Intanto, però, Valentino spingeva alle sue spalle, e a metà gara era staccato di appena un secondo. In molti hanno pensato che sarebbe finita sempre allo stesso modo, che Rossi si sarebbe mangiato facilmente Melandri, magari nel giro conclusivo. Ma invece di diminuire, il distacco aumentava e sulla lavagna Marco ha cominciato a vedere +1,5, +2, fino a un rassicurante +3,1. «La squadra mi aveva consigliato di farmi segnalare solo il distacco, ma non il nome del mio inseguitore, per non mettermi troppa pressione addosso. È stata una scelta giusta».
Così si è giunti al traguardo. «Sono arrivato all'ultima curva e mi sono accorto che dietro di me non c'era nessuno, ho visto la squadra sul muretto e ho capito di aver vinto. Ho pianto dentro al casco per tutto il giro d'onore, mi sono detto quello che dovevo dirmi. È sicuramente il giorno più bello della mia vita, ancora più entusiasmante di quando a 15 anni vinsi la mia prima gara ad Assen, o quando nel 2002 conquistai il titolo mondiale a Phillip Island». Per finire una giornata memorabile, Melandri ha prima ricevuto la telefonata del presidente della Hrc Suguru Kanazawa, poi i complimenti sinceri di Rossi. «Dopo il warm up - sono le parole di Valentino - speravo di poter vincere, ma in realtà non eravamo così a posto. E poi Marco è stato bravissimo, ha fatto una grande gara: vi assicuro che stare lì davanti e martellare per 20 giri è tutt'altro che facile». E se lo dice Rossi, questa volta ne sarà convinto anche Melandri.