Melania è un’altra Kostner. Ma cade meno

Si getta sulla stessa pista di Maier e Miller con un braccio solo: «Basta spigolare un po’ di più»

Dietro quella ragazza che stasera porterà la bandiera con un braccio solo, perchè l'altro, il sinistro, non lo ha dalla nascita, c'è un'Italia diversa, anzi diversamente abile. Ma lei che si chiama Melania e Corradini di cognome, ha 18 anni e un sorriso nato per essere uno spot dell'allegria, rappresenta pure altre Italie: non sempre le migliori. Quelle dell'orgoglio, ma anche del pregiudizio. C'entra la diversità fisica, qualche gelosia e un po' di invidia, ma pure quell'essere donna che rilancia le quote rosa di questa nazionale paralimpica: solo sei ragazze (tre per lo sci alpino, una nel curling, due nello sci nordico), non certo un esercito. Un film già visto.
Melania che sembra come il suo nome, morbido da addentare, non è Carolina Kostner dura e un po' divetta. Eppure ha rischiato egual sorte, almeno mediatica. Nella cerimonia inaugurale porterà la stessa bandiera. E proprio per quello Carolina è stata contestata: perchè non aveva medaglie pesanti come piedistallo del suo finir in prima pagina. Melania ha fatto sbuffare per ragioni simili: ha vinto poco, è alla prima Paralimpiade, perchè lei? «Perchè lei è fortissima», ha raccontato Marco Giunio De Sanctis, il capo missione dei 39 atleti italiani. «Forse hanno soltanto cercato un volto nuovo e, per ora, è l'emozione più grande che lo sport mi abbia regalato», ha abbozzato lei.
Siamo sempre noi, non ci fate caso. Gli italiani del tutti per uno, ma non dell'uno per tutti. Poi, quando Melania scenderà dalle piste che sono state di Hermann Maier («uno dei miei idoli») e perfino di Giorgio Rocca, un altro per il quale ha speso il tifo, sarà seguita da sguardi trepidi e ammirati. Un bastoncino solo e via a muso duro, come ama dire. Ci sarà nella libera e nel SuperG che sono le specialità preferite, ma pure nello slalom e nel gigante. Idea da superwoman a caccia di una medaglia. E tanti saranno lì a sperare che non finisca come quell'altra Italia dello sci alpino, insomma che non sia nè Rocca nè Fanchini, nè Blardone nè Putzer, una bella compagnia di pesci lessi. O anche come la Kostner, sempre per terra.
La tempra sembra già diversa. Paura delle fatiche? Macchè. «Mi sono allenata per questo». Semmai non le piacciono il freddo, alzarsi presto alla mattina, queste piccole scocciature esistenziali. La vita non l'ha accolta certo con un bel sorriso, ma Melania ha imparato a non farci caso. «Sono nata così ed ho provato tutto senza complessi», ha raccontato. E lo sport è stato compagno fedele. A cinque anni la mamma l'ha messa sugli sci. Però lei ha provato molto d'altro: pallavolo, calcio, bicicletta, tennis. L'hobby sta nel tamburello. «Sport troppo estivo. Durante l'inverno cosa faccio?». Eppure è campionessa italiana e, in tal senso, il sangue di famiglia è nobile, perchè anche il papà lo è stato due volte.
Ed allora forza con lo sci alpino, scelta anche naturale per una ragazza nata a Cles, in Trentino, ma oramai con la ragion di vita a Salice d'Ulzio dove studia. Melania frequenta lo sky college, liceo scientifico, nel futuro vorrebbe specializzarsi in scienze motorie. Insomma piani di vita per essere solo e sempre diversamente abile. «Per vivere lo sport nella normalità e non sentirsi limitati», dice lei. Già, ma quando scendi in pista con un bastoncino solo e senza un braccio che aiuti a bilanciarti? A quel punto dove sta la normalità? «Semplice», ti risponde. «Basta spigolare un po' di più».