MELAZZI Una lunga notte di sogni e incubi

Il doppiatore principe di Redford, Dreyfuss, Crystal e O’Neal adesso si diverte sul palco del «Parenti»

Matteo Failla

Giorgio Melazzi è un artista che riesce ad esprimersi nelle maniere più disparate, è prima di tutto attore teatrale, ma anche cinematografico e televisivo, nonché voce italiana di numerosi protagonisti del piccolo e grande schermo, tra i quali Billy Crystal, Robert Redford, Richard Dreyfuss, John Savage, Ryan O’Neal, James Belushi, Tim Curry e Stan Laurel (in riedizione). Fino al prossimo 31 maggio è protagonista al Teatro Franco Parenti con il suo Nella notte profonda, uno spettacolo comico che porta in scena una sequenza di sogni divertenti e di incubi surreali. E la comicità di Melazzi è a detta di molti una vera risorsa, tanto da godere spesso degli aggettivi raffinata, poetica, profonda.
«È uno spettacolo che mi vede come unico protagonista sul palco – spiega Melazzi –, è una storia di sogni e di incubi che si presentano in una metaforica notte profonda, che rappresenta sia uno stato d’animo che una sorta di attitudine che abbiamo in certe fasi della vita. È una serie di pezzi comici che hanno tuttavia una certa intensità drammatica».
Quali sono i sogni/incubi che si manifestano?
«Difficile rispondere, gli argomenti sono tanti. C’è un sogno famoso che gira per Internet che narra dell’ultimo minuto di un derby, e prende in esame una frazione di secondo all’interno della testa di tutti i giocatori; più che essere un sogno sportivo è una metafora della vita. Oppure parlo del sogno di un militante comunista che deve andare alla manifestazione del 25 Aprile ma si trova in casa Sharon Stone che gli chiede di fare l’amore».
Sogni affrontati con la comicità «alla Melazzi», con raffinata poetica.
«Sono l’ultimo che deve definirsi, tuttavia sono consapevole di aver creato uno stile. Questo tipo di comicità è una cosa che mi appartiene, che sento profondamente, e in questa dimensione da monologhista teatrale non volevo essere un personaggio; ho scelto di fare uno spettacolo con un’asta ed un microfono, da minimalista, quasi da spartano, per consegnare al pubblico solo pensieri e punti di vista, magari anche provocatori. Non mi è mai interessato fare il comico accattivante. Mi ritengo un artigiano della parola, lavoro a lungo sui testi tentando di sintetizzarli al massimo»
E nella sua crescita teatrale ha influito la lunga esperienza accanto a Franco Parenti.
«Lui è stato per me come un padre. Assieme a lui non ho vissuto una semplice esperienza, sono stato proprio “a bottega” da Parenti. Ho imparato il rigore, mi ha insegnato molto, ad esempio che il successo è un fatto intimo che non c’entra nulla con la popolarità; vuol dire realizzare ciò che si ha a cuore, anche a costo di andare contromano. Bisogna essere personali e non percorrere strade già battute, alla ricerca di una propria autenticità».