La Melchiorre s’innamora del catamarano

Francesco Gambaro

Venticinque giorni dopo è ritornata sul «luogo del delitto». Il sottosegretario alla Giustizia, Daniela Melchiorre, ieri era a Genova, in visita al Salone nautico «perché le barche sono la mia debolezza - lo ammetto - ognuno ha le sue». Prima di assolvere agli obblighi istituzionali (la visita al centro minorile di via Corsica), il giudice si è regalato una full immersion tra super yachts e catamarani, un mesetto dopo la prima, non proprio esaltante, apparizione genovese, quando nel palazzo della prefettura incontrò i coniugi Giusto, per offrire loro la mediazione del governo. Non fu un successo. Ieri, con barche e gommoni, è andata meglio.
Ore 11.20: il sottosegretario del ministero di Grazia e Giustizia sbarca al Nautico. La sua presenza non passa inosservata: tailleur e gonna grigi, maglietta bianca, immancabile girocollo, scollatura un pò meno «generosa» dell'altra volta, tacchi di 12 (!) centimetri. Ad accoglierla, nelle insolite vesti di Cicerone, l'amministratore delegato dell'ente Fiera, Roberto Urbani, più pimpante che mai. Ai cronisti che le chiedevano spiegazioni sulla vicenda della piccola Maria, la rappresentante dell'esecutivo ha ribadito le sue verità: «Il caso giudiziario di Maria per noi è chiuso, essendo stata data esecuzione al provvedimento d'urgenza emesso dal Tribunale per i minori di Genova. Ora dobbiamo fare in modo che la bimba venga adottata da una famiglia, o da quella bielorussa dove si trova suo fratello, o dalla famiglia Giusto, se ci saranno le condizioni». Perché «è importante che, a tempo debito, quando lo stabiliranno i medici, ci sia un contatto con le persone con le quali Maria aveva instaurato un rapporto di affetto». La Melchiorre si spinge oltre, rivelando che giudica «infondate le voci di intenti autolesionistici da parte della bambina». Peccato che i referti del Gaslini e della stessa neuropsichiatra Antonietta Simi, incaricata dal tribunale, dimostrino l'esatto contrario. Non basta. «Ho saputo - aggiunge il giudice - che alla bambina in Valle d'Aosta sono state mostrati in modo del tutto sconsiderato alcuni striscioni in cui c'era scritto, che se fosse tornata in Bielorussia, Maria si sarebbe uccisa. Questa cosa si commenta da sola». Stop. Liquidati i cronisti, il giudice si lancia alla conquista dei catamarani. Se ne intende, eccome, avendo alle spalle un passato da velista, con corsi e regate al circolo velico di Bari. «Ha iniziato con l'optimist», confida Urbani, raggiante. Preceduta dai flash dei fotografi, che non disprezza affatto, la Melchiorre si fa largo come una regina tra gli stand, sotto gli occhi divertiti e incuriositi della gente. Il primo colpo di fulmine scocca per un gommone grigio di quattro metri e mezzo: «Ne 44 jet a.t.», 45 mila euro, mica bruscolini. «Che bel gommoncino…», sospira il sottosegretario. Che cade in brodo di giuggiole alla vista del catamarano, «Luna» NR 91178, 62 piedi, battente bandiera britannica. Scalpita, la Melchiorre: «Prometto che mi tolgo le scarpe». Detto, fatto. È già su, a piedi nudi, mentre stringe mani e dispensa sorrisi ai proprietari della barca. Intanto Urbani si asciuga la fronte imperlata di sudore. Tic, toc, il tempo non passa più. Alle 12.10, dopo una lunga attesa, il sottosegretario scende dalla Luna. È stato bello sognare. «Se la compra?», azzardiamo. «Eh, eh, costa un milione e mezzo di euro», replica con un velo di tristezza il giudice. In realtà la barca è stata già venduta. Forse le trattative non sono il suo forte. Ci riprova, la Melchiorre, col catamarano francese, Allaurai, e poi con «Profumo di mare», 755 mila euro, iva inclusa. Meglio tornare un'altra volta.