Via Mele, scontro su una frase di Cesa

Il partito: sì alle dimissioni, poi il segretario riaccende la polemica: "Parlamentari soli, favorire i ricongiungimenti familiari". L'amarezza di Casini. Nessuna retromarcia sul test antidroga di domani

Roma - Non è certo una giornata facile per il partito di via Due Macelli. I vizi privati e le pubbliche virtù dell’onorevole Cosimo Mele e il «pasticciaccio» a base di cocaina e prostituzione campeggiano su tutte le prime pagine dei giornali. E, come se non bastasse, ci sono i terminali delle agenzie ad aggravare il peso della situazione, con le dichiarazioni di parecchi parlamentari che scelgono di puntare l’indice accusatorio sui «moralizzatori moralizzati», su un partito, l’Udc, fondato su valori come «Casa, Dio e Famiglia » e improvvisamente esposto al pubblico ludibrio.

Un quadro complicato, arricchito dalla paradossale coincidenza del test antidroga per i parlamentari già fissato per domani: un appuntamento fortemente voluto da Pier Ferdinando Casini che accende qualche imbarazzo e qualche interrogativo. Dubbi e incertezze spazzate via, fin dalla mattinata, quando l’Udc conferma che non ci saranno passi indietro o ritirate strategiche. Domani, a piazza Montecitorio, dalle 9 e 30 alle 12 e 30 lo «screening tossicologico », realizzato sulla saliva e sulle urine, andrà in scena. E praticamente tutti i parlamentari centristi - questa almeno è la secca indicazione partita dal quartier generale di Via Due Macelli - si metteranno in fila per dimostrare di avere la coscienza e il sangue pulito, rendendo pubblico l’esito dell’esame.

Nel frattempo la macchina del partito si accende per tamponare i danni. Il segretario, Lorenzo Cesa, annuncia di aver accolto le dimissioni presentate da Mele che quindi non farà più parte del gruppo alla Camera. «Sono profondamente amareggiato per quello che è accaduto» esordisce il segretario di via Due Macelli. «Mele mi ha correttamente informato dell’accaduto e ha riconosciuto di aver sbagliato. Ma resta la censura per un comportamento non compatibile con il partito». Cesa mette, però, sul piatto alcune attenuanti. «La vita del parlamentare è dura se fatta seriamente, ricca di impegni fuori casa, con tanti giorni da solo a Roma. Io vado a letto alle 22.30 la sera per fare fronte alle giornate piene di impegni che si susseguono». Una premessa che porta a una proposta che accende altri elementi di polemica in una giornata già calda di suo. «Questa mattina ho incontrato un alto funzionario della Camera che ha sottolineato il gran parlare dei costi della politica. Invece al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare».

Pier Ferdinando Casini preferisce non commentare. Ma chi lo contatta racconta di un leader Udc amareggiato per l’accaduto e sulla stessa linea di Cesa, in merito all’espulsione di Mele. Il colpo, insomma, è pesante. Ma anche dentro l’Udc, in molti si ribellano all’ondata di moralismo. «È disgustoso lo sciacallaggio verso Mele e l’Udc. Entrambi hanno dimostrato correttezza » scrive il capogruppo Udc, Luca Volontè. «La barbarie della politica italiana si dimostra anche dall’accanimento di sacerdoti del laicismo libertino, che, per paura del test antidroga a Montecitorio, non trovano di meglio che salire in cattedra». Il deputato Maurizio Ronconi, a sua volta, annuncia che i parlamentari si sottoporranno al test «con ancora maggiore determinazione, continuando a batterci con vigore per la famiglia e contro la prostituzione». Carlo Giovanardi, invece, chiede al partito un’autocritica. «È tempo che nell’Udc si apra una riflessione molto seria sui metodi di selezione della classe dirigente e su comportamenti troppo spesso in conflitto con i valori che il partito pubblicamente promuove e difende. Non si può autoproclamarsi primi della classe e non essere poi in grado di dimostrarlo, esponendosi oltre tutto alle facili ironie di alleati e avversari».