Melgrati, il sindaco che ha cambiato tutto

Monarchico. Nel giardino della sua casa, sulle alture alassine, sventola maestosa la bandiera della dinastia Savoia, incurante del tempo che passa.
Cavaliere (con la «c» minuscola però, onde evitare sovrapposizioni politiche). Due o tre volte l'anno abbandona il mare rivierasco preferendo le colline torinesi dove, in sella al suo cavallo, partecipa alla caccia alla volpe.
Esuberante. Oggi come quando era ragazzo e i genitori, intravedendo già il fervore politico che caratterizzerà la sua vita, preferirono mandarlo a studiare a Cuneo piuttosto che in una Savona alla mercé di tensioni politiche e bombe di matrice di estrema destra.
Dopotutto la sua fede partitica era piuttosto chiara anche ai tempi del liceo, quando fu picchiato da un gruppo di ragazzi di sinistra che, all'indomani della morte di Pasolini per la quale accusavano i fascisti, voleva impedirgli di entrare a scuola. Il risultato fu solo quello di convincerlo ad iscriversi al Fronte della Gioventù.
«Erano anni caldi - ricorda Marco Melgrati, classe 1959, ripercorrendo la propria carriera politica che oggi lo vede seduto sulla poltrona di primo cittadino di Alassio -. Dopo poco tempo mi allontanai però anche dal Fronte a causa delle sue posizioni troppo estremiste e mi iscrissi alla Democrazia Cristiana, ricoprendo per dieci anni la carica di Presidente dei giovani democristiani. Col dopo-Tangentopoli entrai nella Lega Nord, fui eletto assessore in Comune, per poi convertirmi definitivamente a Forza Italia. Ed eccomi qui». Con un curriculum che mai potremmo associare a un viveur, abituato a dividersi tra il Jimmi'z di Montecarlo, l'Iguana Cafè di Nizza e l'Opera di Cannes. «Sì, ma ormai ho smesso - ride -. Anche perché dopo i 40 anni suonerebbe un po' patetico rincorrere le ragazzine nelle discoteche, no? Mi sono convertito al matrimonio e alla famiglia». Con una bella moglie di professione poliziotta - incontrata, neanche a dirlo, in una discoteca - e due bimbi di 7 e 4 anni, Luchino Maria e Luna. «Nomi scelti in onore di Luchino Maria Visconti, che è una delle mie passioni, e di un film di Bertolucci - precisa -. Ma non sono un grande frequentatore di cinema, almeno non più da quando c'è il divieto di fumo. Preferisco allora passare il mio tempo a fare sport, dal tennis allo sci, per i quali sono profondamente negato. E per quanto concerne la caccia alla volpe, tengo a precisare che è ecologica, ossia simulata da un cavaliere che, con tanto di coda di volpe legata al braccio, fa la parte della preda. In pratica, è solo un'occasione per galoppare tra paesaggi meravigliosi e per soggiornare in castelli da fiaba. Con i soci della Società torinese della caccia alla volpe sogniamo di passare la vecchiaia tra le colline piemontesi e il mar ligure grazie ad una sorta di ospitalità reciproca stagionale!». Strano, lo avremmo immaginato politico a vita. «Beh, in effetti uno dei miei più grandi difetti è quello di sentirmi indispensabile e di non essere affatto umile per cui sarebbe difficile immaginarmi totalmente disimpegnato - conclude Melgrati -. Sono solo sicuro di una cosa: che mai rinuncerei a vivere ad Alassio. Anche se, a pensarci bene, qualche puntatina infrasettimanale a Roma non mi dispiacerebbe affatto...». A buon intenditor, poche parole.