Melilla, altri 6 clandestini uccisi Zapatero dà il via alle espulsioni

Un altro assalto alle città spagnole sulla costa marocchina

Roberto Fabbri

Ancora assalti di clandestini africani alle città spagnole sulla costa marocchina, e ancora vittime: ieri, alla frontiera con Melilla, la polizia di Rabat ha ucciso sei emigranti e il crescente stato di tensione provocato in Spagna da questi gravissimi episodi ha spinto il premier José Luís Rodriguez Zapatero ad avviare l’espulsione immediata di circa 70 clandestini che negli ultimi giorni sono riusciti a penetrare con la forza in territorio spagnolo a Ceuta e a Melilla, in base ad accordi esistenti con il Marocco che risalgono al 1992 e che non sono mai stati applicati.
«Cominceremo a rimpatriare queste persone in Marocco - ha detto Zapatero ieri a Madrid -. È una cosa che non avevamo mai fatto prima, ma ora la faremo». Il premier spagnolo ha ribadito che la sovranità del suo Paese su Ceuta e Melilla, ciclicamente messa in discussione dai marocchini che le rivendicano nonostante i buoni rapporti con Madrid, è fuori discussione. Semmai, ha detto, la questione da affrontare seriamente è quella del sottosviluppo, che causa il fenomeno della migrazione di massa, così difficile da gestire: oggi lo spagnolo medio ha un reddito cinque volte superiore a quello del suo omologo marocchino (la differenza più marcata del mondo tra Paesi confinanti, ha notato Zapatero) e il raffronto con i Paesi subsahariani è semplicemente improponibile. «L’orizzonte si presenterà difficile nei prossimi anni - ha detto Zapatero - se l’Europa non compirà uno sforzo serio verso il Sud del Mediterraneo».
In attesa di improbabili soluzioni a lungo termine, restano i problemi del momento. Ieri la frontiera di Melilla sembrava un campo di battaglia. Nel corso della giornata ci sono stati tre episodi di assalto alla barriera, a poche ore di distanza dall’annuncio da parte spagnola di misure straordinarie per frenare l’ondata migratoria senza precedenti per dimensioni e aggressività. Il più drammatico, come altri nei giorni precedenti, è avvenuto all’alba. Una folla enorme, stimata in circa 1500 persone, si è avventata contro le protezioni del confine (un’alta barriera metallica rinforzata con filo spinato) munita di scale artigianali.
Ma stavolta le cose sono andate diversamente. «Nessuno è passato - ha detto un portavoce della polizia spagnola -. L’assalto è stato respinto dalle nostre forze e da quelle marocchine». Ci sono state, come si diceva, anche sei vittime. E questa volta, a differenza dei casi precedenti, il Marocco si è assunto le proprie responsabilità. «Di fronte alla violenza inaudita degli assalitori, sospinti dalla forza della disperazione - si legge in un comunicato del ministero degli Interni di Rabat -, la polizia ha legittimamente difeso i propri posti di controllo nei pressi della recinzione e sei immigrati hanno trovato la morte». Alcuni di loro, ha spiegato una fonte del ministero, sono stati uccisi dai colpi d’arma da fuoco sparati dalla polizia, altri sono morti calpestati dai loro compagni. I feriti sarebbero in tutto una trentina. Sembra che la polizia marocchina abbia operato circa 250 arresti.
Secondo il governo spagnolo, sono circa seimila i clandestini provenienti dall’Africa subsahariana accampati in Marocco nelle vicinanze dei confini di Ceuta e Melilla. Questi disperati vedono nei due avamposti spagnoli su suolo africano una porta d’accesso a quello che molti di loro chiamano l’Eldorado: l’Europa. La legge spagnola prevede infatti che ai clandestini sia notificato un ordine di espulsione che dev’essere rilasciato dalla Delegazione di governo su formale richiesta dell’autorità di polizia. Di fatto, però, queste persone vengono trasferite nella Spagna continentale, sia perché quasi mai esistono accordi bilaterali di rimpatrio con i Paesi da cui i clandestini provengono, sia perché in molti casi la loro identificazione risulta impossibile. Da qui le speranze dei disperati, ma anche la decisione di Zapatero di far loro intendere, con le espulsioni, che da Ceuta e Melilla all’Eldorado non si accederà più.