Melissa P: «I giovani sono solo figli dei cattivi maestri»

La scrittrice siciliana diventata il simbolo dell’inquietudine adolescenziale: «La violenza, unico sistema per affermare la propria individualità»

Melissa, sei riuscita a liberarti del cliché della scrittrice porno-trasgressiva?
«Mai stata porno, né trasgressiva».
Un’immagine «amorale» costruita su una grande bugia?
«Rispetto il modo con cui vengo percepita, ma per me essere amorali non ha nulla a che vedere con il sesso».
La droga è amorale?
«Io ho fumato, al massimo, qualche spinello».
La prostituzione è amorale?
«Io faccio sesso, ma sono una persona normale».
Per molti adolescenti sarà il crollo di un mito...
«Non credo di essere un mito. Esco poco da casa».
Magari preferisci il mondo parallelo di Second Life?
«Il mio avatar è sopravvissuto solo 24 ore».
Cos’è successo?
«Ho capito che anche lì l’esistenza è regolata dal denaro. A questo punto, meglio lasciar perdere... ».
Reale e virtuale accomunati dal medesimo sistema di vita?
«E dalla stessa violenza».
Che rende i giovani sempre più aggressivi.
«I giovani sono la proiezione del cattivo esempio che viene dagli adulti».
Tiri in ballo le «responsabilità della società»?
«Oggi sparare a un poliziotto o picchiarsi allo stadio è un modo per combattere la paura in cui viviamo. Ormai siamo dei semplici numeri. Colpire l’avversario equivale ad affermare la propria individualità, l’occasione per dire: "Ci sono anch’io"... ».
Che fa ora Melissa P?
«In questo momento sta scrivendo un romanzo».
Roba pruriginosa, tipo 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire?
«No, tutta un’altra storia».
Nel tuo blog rappresenti te stessa come una ragazza inginocchiata davanti a un uomo che ti ficca una pistola in bocca. È il desiderio inconscio di uccidere definitivamente Melissa P?
«Non voglio che Melissa P muoia».
Chissà se quella pistola farà mai fuoco.