IL MELODRAMMA DEL CARLO FELICE

Siamo senza scuse. Nel senso che il Carlo Felice non ha scuse per l’incredibile invito a un gruppo di giornalisti genovesi, ma non a quelli del Giornale, a seguire la sua tournèe in Cina. A nostro parere, pagare il viaggio ai cronisti al seguito non è cosa riprovevole in sè e per sè. Lo diventa: 1) se chi lo fa vive di soldi pubblici; 2) se chi lo fa piange miseria un giorno sì e l’altro pure; 3) se chi lo fa attaccava la Finanziaria taglia-fondi del governo Berlusconi tre volte al giorno, prima e dopo i pasti.
Ma mettiamo pure che quei soldi, davvero, si potessero spendere solo per portare in giro giornalisti. Ai fini della promozione internazionale del Teatro, non sarebbe stato meglio invitare a Genova giornalisti cinesi? In riva al Bisagno, bene o male, il Carlo Felice lo conosciamo già. Oppure, dobbiamo pensare che un’opera rappresentata a Genova è diversa dalla stessa opera, con lo stesso cast, la stessa regia, gli stessi musicisti, rappresentata a Pechino? Siamo di fronte a qualcosa di molto curioso, così come è curioso che i rappresentanti del centrodestra (ma andrebbero bene anche quelli del centrosinistra) nel Consiglio di amministrazione del Teatro non dicano nulla. Niente da dichiarare, come in dogana?
Ma siamo anche senza scuse perchè non è arrivata ancora una riga, nè una telefonata da parte del Sovrintendente Gennaro Di Benedetto per scusarsi (non con noi, con tutti i nostri lettori) delle incredibili dichiarazioni rilasciate domenica a La Repubblica-Il lavoro. Forse Gennaro è in Cina, troppo ammirato dgli incredibili successi internazionali del Carlo Felice, per poter sapere cosa succede a Genova. Forse il suo ufficio stampa, abituato a tempestare i giornali di ogni virgola che riguarda il teatro, è distratto. Forse le poste di Pechino non sono velocissime. Sta di fatto che le scuse non sono ancora arrivate, a distanza di quattro giorni dalle simpatiche dichiarazioni del Sovrintendente.
Nell’attesa delle sue scuse, sono qui - ancora - a parlare di voi. Del nostro fantastico popolo che, una volta di più, si è stretto a fianco del Giornale. Negli ultimi giorni, la centralina del mio telefono, già calda di suo, sta diventando torrida per le vostre chiamate di solidarietà a noi e di attacco a Di Benedetto. E mi ha fatto enorme piacere la lettera di un nostro lettore, Dino Brivio, che ha spiegato perchè non ripeterà l’errore di dare il suo cinque per mille al Carlo Felice. Una lettera seria, documentata, educata, civile, calda di passione di cui lo ringrazio doppiamente. Perchè anch’io sono andato ad un passo dal dare il cinque per mille al Teatro e, da queste pagine, abbiamo pubblicizzato questa possibilità. Brivio sono un po’ anch’io. Brivio siete «voi». Brivio siamo «noi». Di Benedetto sono «loro».
Per quanto riguarda l’altro aspetto della questione Cina, la polemica fra i giornalisti, invece, continuiamo a pubblicare integralmente tutti i contributi dei nostri colleghi. Perchè crediamo arricchiscano il dibattito: ieri è toccato al segretario del sindacato ligure della stampa Marcello Zinola e oggi è il turno del caporedattore del Corriere Mercantile Paolo De Totero. Domani toccherà ad altri interventi. Zinola e De Totero se le stanno dando, dialetticamente, di santa ragione. A noi piacerebbe che la discussione sul ruolo dell’informazione continuasse sulle nostre pagine e non finisse in aule di tribunali giornalistici o penali. Abbiamo in mano l’arma più forte a disposizione, che è la penna, e ci basta. In particolare, ricordiamo la battaglia combattuta su queste pagine contro le querele fra quotidiani e l’appoggio che ricevemmo in quell’occasione da Zinola, che dimostrò grande onestà intellettuale.
Questo giornale è il giornale di tutte le idee e di tutti i dialoghi. Ci piace che lo sia anche per i giornalisti.