Meloni, l’esordiente che ha già raggiunto la vetta della Camera

Il record della dirigente di An, 29 anni: eletta vicepresidente al suo primo giorno da deputato

Giancarlo Perna

Arrivo da Giorgia Meloni all'ora del pranzo, saltando il pasto. «Sono sempre di corsa. Mangio solo panini. Avrò il colesterolo alle stelle. Una vitaccia», dice la neo deputata di An, per giustificare lo scomodo appuntamento. Di vitaccia, a essere sinceri, non vedo traccia. Sono stato introdotto da lei, al piano nobile di Montecitorio, da un commesso addetto esclusivamente alla sua augusta persona. La stanza è tra le più spaziose del Palazzo. L'aria condizionata è splendida. I telefoni sullo scrittoio tacciono e non suoneranno per l'intera intervista. Sembra un'inezia, ma è questo silenzio la prova del potere della mia ospite. Il segno che alle spalle della fanciullina che ho davanti, c'è una solerte segreteria che filtra le chiamate, come un normale deputato neanche si sogna. Infatti, la Meloni è del tutto anormale. A 29 anni è, nientemeno, che vicepresidente della Camera, privilegio in genere riservato a matusa con 50 anni per gamba e quattro legislature sulla groppa.
«Vice presidente dal primo giorno. Non ha fatto un'ora da peone. Un inedito storico», osservo, sedendo sulla poltrona damascata.
«Effettivamente, mai successo prima», conferma Giorgia, occhi azzurri e capelli biondi sciolti.
«È raccomandatissima?», chiedo.
«Mi chiede se ho fatto il passo più lungo della gamba? Forse. Lo devo a Gianfranco Fini che ha voluto dare il segnale del “largo ai giovani”».
«Oltre a essere neonata e donna, di quali meriti si fregia?».
«Ho cominciato con la politica a 15 anni, dando priorità alla militanza, anche sulla famiglia o un'eventuale attività professionale. Credo in quello che faccio e non mi sono mai montata la testa», dice e accavalla le gambe.
«Brava e virtuosa. È anche capace?», mi informo.
«Non tocca a me dirlo. Guido “Azione Giovani”, il movimento giovanile di An. Sono tutti ragazzi che spendono se stessi per i loro ideali. Sono loro i miei meriti» dice, volutamente modesta. Indossa un grazioso panta-tailleur beige e una camicetta ricamata, probabilmente di sua nonna.
«Veste belle époque», constato.
«Non ho epoche di riferimento. Adoro vestire casual. I jeans restano la cosa migliore. In ogni caso sono contro lo sfarzo e per le linee essenziali. Ma la sua è una tipica osservazione maschilista. Dell'uomo deputato ci si interroga su chi è più bravo. Delle donne, su come vestono. Dovremmo offenderci», sorride e comincia a oscillare le gambe. Lo farà, con più o meno veemenza, ogni volta che sta sulle spine.
«Lei è femminista fin nella voce: profonda e roca», replico piccato.
«Sono rauca per avere gridato come un'ossessa a Berlino alla finale Italia-Francia», ride.
«È andata su con l'aereo di Stato, la compagnia di giro, Prodi, Napolitano, Giovanna Melandri, e si è seduta in tribuna d'onore?.
«Ci sono andata per conto mio, con un volo low cost e mi sono seduta in curva».
«Da uno studio attento della sua voce, concludo che lei sia romana», dico.
«Romana de' Roma. Quartiere Garbatella, famoso per le monumentali case popolari. Oggi diventate carissime. Ne cerco una, ma costano troppo», dice lei, accentuando apposta il romanesco.
«Per dirigere l'Assemblea bisogna conoscere il Regolamento, cosa che prende tempo. Lei, senza esperienza, come fa?».
«Il Regolamento non basta impararlo a memoria. Ci sono anche tante prassi. Per fortuna, mi aiuta la formidabile struttura tecnica dei funzionari. Io devo metterci la sensibilità politica. Capire con lo sguardo quel che succede in Aula, prima ancora che si parli».
«Come se la cava?».
«Sono stata sempre schierata e mettermi sopra le parti è una sfida. Alla prima seduta, ho avuto l'applauso di tutti per avere domato un tafferuglio. Sono abituata alle polemiche e non mi spavento per due grida. Mi sono scoperta il gusto di mettere d'accordo».
«Ha assunto lo stile di Nilde Jotti, detta la zarina?».
«Non mi piace scimmiottare. Sono giovane e da giovane voglio comportarmi. I colleghi capiranno», dice. Mi chiede se può fumare e fuma.
«Le fanno dispettucci per metterla in difficoltà?».
«I mei di An mi hanno preso in giro: “Saremo il tuo incubo”. Ho più problemi da loro e dalla Cdl che dalla maggioranza. Giorni fa, Teodoro Buontempo, ha sforato i tempi parlando dei ragazzi di destra uccisi negli anni '70. Il tema mi è caro. Ma gli ho tolto la parola».
«Come si trova col comunista Bertinotti, suo presidente e suo “superiore”?».
«Politicamente, siamo il giorno e la notte. Ma il suo comportamento è ineccepibile, umanamente perfetto», dice e le volute dell'ennesima sigaretta salgono verso il lampadario di cristallo.
Tra i suoi colleghi, l'ex terrorista D'Elia, il no-global Caruso, il leoncavallino Farina.
«Non mi imbarazza che siano in Parlamento, ma che la sinistra li abbia votati per cariche istituzionali: D'Elia, segretario; Farina, vicepresidente della commissione Giustizia. Quanto a Caruso, impressiona l'incoerenza. Ha fatto dell'illegalità la propria bandiera e poi si candida al Parlamento! Ma c'è di peggio».
Ossia?
«Il taglio che la sinistra sta dando alla legislatura. Dà la grazia a Bompressi, senza avvertire i Calabresi. Candida alla presidenza della commissione Difesa la Menapace, che chiede ai soldati di disertare».
Wladimir Luxuria, la transgender?
«Colpisce che chieda di non essere discriminata per la sua particolarità e finga di non sapere che è stata candidata appunto per questo. È un'invenzione simbolica senza percorso politico».
Lei fa politica dall'età di 15 anni. Sacro fuoco?
«Quando nel '92 ho visto le stragi di Falcone e Borsellino, mi sono detta: “Bisogna reagire”».
E ha scelto la destra. Perché?
«Per l'arroganza della sinistra. Fanno i buoni, ma ti mettono alla gogna se non la pensi come loro. Quando, sotto Tangentopoli, i giovani di destra fecero un girotondo attorno a Montecitorio, anticipando quelli di d'Arcais & Co., la sinistra parlò di assalto fascista. Poi, quando cominciarono a farli loro, i girotondi divennero simbolo di democrazia».
Nel Lazio, An ha perso Provincia e Regione.
«An ha bisogno di una scossa. Deve tornare a parlare con le categorie. Il successo coi tassisti, dice che c'è ancora un rapporto. Deve recuperarlo del tutto».
Veltroni ha surclassato Alemanno nella gara per il Campidoglio.
«Veltroni è riuscito a passare per buon sindaco senza risolvere i problemi veri: case, traffico, trasporti. Un furbo che ha costruito un sistema di potere e buoni rapporti con la stampa».
Ha intestato una strada a Di Nella e ne ha proposta una per i fratelli Mattei, i vostri morti degli anni di piombo.
«Questo gli fa onore. È un uomo che non ha paura delle sue posizioni».
Sull'ex governatore An del Lazio, Storace, ne escono delle belle. Il suo staff della Sanità è in manette. Senza parlare, delle firme false per sgambettare la Mussolini.
«Storace non è coinvolto ancora in niente. Non ha neanche ricevuto un avviso di garanzia. Non si è responsabili dei propri collaboratori».
Per Gasparri c'era più democrazia nel Msi che in An.
«Sono anch'io d'accordo di aumentare il confronto, convocando di più gli organi di partito».
Dopo il pasticcio del voto degli italiani all'estero, Tremaglia è sparito. Ne ha notizia?
«Era alla finale di Berlino a sbracciarsi col Tricolore al collo. Tremaglia ha difeso un principio. Questo è bello, anche se si perdono voti».
L'idea del partito unico della Cdl, le piace?
«Se serve a difendere i valori che condivido, bene. Se annacqua, no».
I suoi giovani di An accetterebbero il Cavaliere come leader?
«Molte delle cose che dice non sono quelle a cui noi teniamo».
Cosa non li convince nel Cavaliere?
«Mah. Be’, insomma, diciamo l'ostentazione della ricchezza, tipo i 500 cactus della villa di Arcore».
Lei che pensa del Cavaliere?
«Grande coraggio e grande pazienza di fronte alle angherie subite. Doveva stare più attento con le leggi ad personam».
Da militante di destra che pensa della Lega?
«Il suo limite è l'incapacità di avere un sentimento nazionale. Rimango male quando Radio Padania tifa Germania».
La Cdl è pronta a dare una mano al governo per l'Afghanistan. La sinistra invece gli negò ogni aiuto.
«La sinistra meriterebbe il taglione. Ma la destra deve guardare all'interesse generale».
Di Prodi che pensa?
«Una persona così priva di entusiasmo come lui difficilmente può rappresentare il genio italiano».
Il ministro della Sanità, Turco, è per lo spinello. Il ministro per la Gioventù, Melandri, pure.
«Ha dimenticato la stanza del buco del ministro per gli Affari sociali, Ferrero, di Rc, partito che ha distribuito, come gadget elettorale, filtri e cartine con falce e martello per farsi le canne».
L'ex Pci Napolitano è il «suo» presidente?
«Presto per dire se sarà un Ciampi o uno Scalfaro, ma non mi è piaciuto nella grazia a Bompressi».
I magistrati indagano i Servizi per il rapimento Abu Omar. Ma perché gli stessi magistrati lasciavano circolare un terrorista?
«I magistrati assolvono persone pericolose, chiamandole resistenti. Poi, mettono in galera chi ci difende. L'Italia è il solo Paese in cui la polizia intercetta gli 007. Ma anche il solo in cui gli 007 si fanno beccare dalla polizia».
Vuole passare mezzo secolo a Montecitorio?
«Se riesco, mattoncino su mattoncino, a fare quello in cui credo, ci sto anche cento anni».