Meloni: "A ogni figlio un anno di lavoro in meno"

La proposta del ministro della Gioventù: "In pensione prima solo chi ha più figli. Brunetta ha posto un problema reale,
la riforma è sacrosanta e va realizzata a prescindere dall’Europa. E i soldi risparmiati andrebbero investiti in servizi a sostegno delle donne e asili nido"

Roma - Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, bel putiferio ha scatenato il suo collega Brunetta...
«Sì ma non ha parlato così a caso. Brunetta ha posto un problema reale e importante. Una questione sollevata, giustamente, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ci ha condannato perché è discriminante che le donne vadano in pensione prima degli uomini».

Ancora una volta l’input arriva dall’Europa...
«Personalmente registro che molte volte ci sia troppa rigidità da parte delle istituzioni sovranazionali ma l’Europa stia tranquilla: un governo forte come il nostro riuscirà a far comprendere le ragioni di una riforma sacrosanta, a prescindere dagli “eurorichiami”. Quello della sentenza della Corte, tuttavia, non è il tema forte su cui punterei per convincere della bontà delle ipotesi in campo».

Però aiuta...
«È un buon pretesto per ragionare su un nodo che va affrontato senza più tabù, senza posizioni ideologiche e preconcetti. Qualcuno nell’opposizione ha iniziato a farlo: penso alla Bonino, alla Pollastrini, alla Lanzillotta».

Mentre da D’Alema e la Finocchiaro sono arrivati solo dei niet... Qual è la posizione del Pd?
«E che ne so? Dovrebbe chiederlo a loro ma temo che non lo abbiano ancora capito... Sono divisi e non soltanto su questo. Spero che nell’opposizione, comunque, prevalga un approccio non ideologico. La strumentalizzazione, su questi argomenti, porta all’immobilismo».

Tuttavia si scorgono alcuni punti di contatto tra maggioranza e opposizione, specie tra esponenti femminili...
«Vero. L’ultima è la posizione del ministro ombra per le Pari opportunità del Pd, Vittoria Franco, che ha detto di appoggiare Brunetta a patto di promuovere misure che favoriscano l’occupazione femminile. Mi trova d’accordo».

Sarebbe «fantapolitica» trovare una maggioranza trasversale?
«Io sono sempre ottimista anche se sono rimasta molto delusa dal comportamento del Pd sul decreto sull’università: un progetto a favore dei giovani e contro le baronie. In sede di discussione, in Senato, noi abbiamo accolto degli emendamenti dell’opposizione; poi al momento della votazione finale il centrosinistra ha votato contro. Ecco il male della nostra democrazia: troppa ideologia».

Insomma, ha paura che anche su questo tema vada a finire così?
«Se ne occuperà Veltroni a trovare una difficile sintesi tra le varie posizioni in campo nel suo partito... Se ci riesce... Io me lo auguro».

Certo che anche voi, però... Calderoli non è mica stato tanto tenero con quella battuta su «Brunetto-scherzetto»...
«Era soltanto una battuta. Il fatto è che la sortita di Brunetta, così estrapolata dal contesto, sembrava un fulmine a ciel sereno. Ma sono sicura che non c’era nessun intenzione di far del sensazionalismo. Quello che occorre è una reale equiparazione tra uomo e donna, a 360 gradi».

Quindi: le donne lavorino di più a patto che?
«Le donne spesso si fanno carico della casa, degli anziani, dei figli. Sarebbe giusto garantir loro pari condizioni lavorative per esempio con l’equiparazione dei salari. Altro beneficio sacrosanto: riconoscere la maternità».

Come ha chiesto ieri la Uilm che ha detto: «Ha ragione Brunetta ma va riconosciuto alle donne un periodo di maternità di almeno 24 mesi». Non è un po’ tanto?
«Forse il termine è alto ma la logica è condivisibile e bisogna lavorare su un piano integrato. Questa è soltanto una delle mille proposte in campo. L’altra potrebbe essere quella di far andare in pensione prima chi ha più figli. Un anno di prepensionamento per ogni figlio che si ha».

Ma la questione è una sola: si vive di più e le pensioni costano troppo.
«È il fattore demografico che ci impone di cambiare il sistema. Secondo una proiezione Istat nel 2050 avremo oltre il 35 per cento della popolazione con più di 65 anni e i nati sono sempre meno. Così com’è il sistema collassa».

Brunetta dice che spostando l’uscita dal lavoro a 65 anni per le donne lo Stato risparmierebbe 7 miliardi di euro. Un bella cifra, no?
«Risorse che andrebbero investite in servizi, opportunità, incentivi, sostegni alle donne, asili nido. E poi non è possibile che oggi fare un figlio sia considerato un bene di lusso».

E lei fino a che età è disposta a lavorare?
«Fino a quando ce la faccio fisicamente».

Bambini in vista?
«Con il mestiere che faccio sarei una pessima madre».

Quindi zero bambini?
«Prima o poi un contributo alla Patria voglio darlo».