MEMO REMIGI Il gentiluomo della musica leggera

Cantante a autore «adottato» da Milano, ha scritto alcune delle canzoni più belle dedicate a questa città. Quando ci si innamorava in Galleria e si rideva al Derby ...

«Il gentiluomo della musica leggera italiana». Così potremmo definire Memo Remigi sia per le canzoni di cui è stato autore, sia per il suo modo semplice e spontaneo di cantare, senza dimenticare lo stile affabile e modesto dell'uomo, uno stile che lo fa assomigliare a una persona d'altri tempi.
Nato a Como, Remigi fin da ragazzo è stato adottato da Milano grazie al legame professionale e di affetto con Giovanni Danzi, il compositore che, più di ogni altro, ha saputo mettere in musica il cuore della città - la Madunina è una sorta di inno di Milano - oltre a scrivere motivi che hanno fatto la storia stessa della musica leggera italiana e che ancora accendono la nostalgia e il rimpianto di un mondo, tra i quali Ma l'amore no - cantato dalla ventenne Alida Valli nel film Stasera niente di nuovo - Non dimenticar le mie parole, Bambina innamorata, Mattinata fiorentina, Voglio vivere così.
«Danzi è stato per me un secondo padre, - racconta Remigi - mi ha inculcato un modo di pensare legato alla fantasia, allo spirito creativo. Era un uomo buono, triste, molto romantico capace, pur non essendosi mai sposato, di coltivare un grande e nascosto amore per una donna sposata... Mi chiamava il suo puledrino». Nelle parole di Remigi sentiamo tutta l'ammirazione e gratitudine verso il maestro, il primo a capire il suo talento, incoraggiandolo a dedicarsi alla musica, nonostante l'opposizione del padre, un industriale dalla mentalità concreta e rigida.
«Conobbi Danzi da giovane, quando era già famoso, a Santa Margherita Ligure, dove trascorrevo le vacanze. Al piano, in uno stabilimento balneare, gli facevo ascoltare le canzonette che scrivevo per le ragazze. Ricordo la sua bellissima villa verso la Ruta, in cima alla quale faceva sventolare la bandiera tricolore per segnalare la sua presenza. Erano gli anni dei Platters, di Don Marino Barreto, di locali come Il covo, Il Barracuda, Il Carillon, frequentati dai milanesi benestanti».
Come è nata Innamorati a Milano, la sua canzone più famosa e interpretata con successo da Ornella Vanoni? «Era il 1974. Vivevo a Como e mi recavo a Milano per incontrare la mia fidanzata Lucia Russo, poi divenuta mia moglie, che mi dava appuntamento in Galleria, un luogo piuttosto complicato per gli incontri sentimentali. C'erano molte persone ed era difficile trovarsi. Abituato a vivere in provincia mi sentivo intimorito dalla città. In alcuni giorni poi c'era una nebbia terribile. Mi venne in mente di scrivere una canzone su come fosse strano innamorarsi a Milano».
Quindi, assieme a Danzi, lei ha vissuto il periodo in cui Milano era divenuta la capitale della musica leggera... «Anni favolosi. In Galleria del Corso c'erano tutti gli artisti di allora. Attorno alla casa musicale Curci di Danzi e alla Rifi Records, ruotavano Mina, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, Fausto Leali, Orietta Berti, Ombretta Colli, Sherley Bessy... e altri. Venivano a Milano anche i cantautori genovesi - parlo di Lauzi, Paoli, Tenco - e soggiornavano alla Pensione del Corso, al sesto piano, nella Galleria. La sera andavamo al ristorante Etruria, nei pressi di Piazza Beccaria. Oltre a Danzi, con noi c'erano l'avvocato Michele Catalano, un formidabile penalista, Johnny Dorelly, Betty Curtis, Jim Colonnello, l'autore di un'unica canzone, ma di successo: Non ho l'età, cantata a Sanremo da Giliola Cinguetti».
A Milano spetta un altro primato: quello di aver fatto la storia del Cabaret. Si è mai esibito al leggendario Derby? «Si, ho lavorato anche al Derby, un locale divenuto così rinomato per gli attori che vi recitavano da indurre i dirigenti della RAI di Corso Sempione, a quel tempo un'importante sede per la produzione di programmi, a recarsi al Derby per scoprire dei talenti e il risultato fu quello di personaggi come Cochi e Renato, Jannacci, Teocoli, Faletti, Abatantuono, Villaggio, tutta gente che in seguito apparve in televisione».
Ricorda il Santa Tecla? «Un locale dove si andava a ballare. Era nato prima del Derby e vi si esibivano Celentano, Gaber, Tony Renis».
Maestro Remigi lei non vive più a Milano. Perché l'ha lasciata? «A Milano abita tuttora mio figlio con i miei splendidi nipotini. Ho lasciato la città perché ora il mondo è diverso, tutto è cambiato. Non esiste più la Galleria con le case discografiche di una volta, poi assorbite dalle multinazionali. I dischi del resto non si vendono perché la musica viene scaricata da Internet. Ho conservato uno splendido ricordo degli anni trascorsi a Milano con mia moglie e ora sto preparando un nuovo album con tutti i motivi su Milano, conosciuti e nuovi. Tra questi una canzone intitolata La Traversata di Milano, la storia di un uomo venuto dal Sud a Milano per cercare lavoro e che cammina per la città di notte chiedendosi se riuscirà a trovarlo, se ci sarà qualcuno disposto a dargli una mano».