La memoria? Un balsamo per il teatro

Laura Novelli

Ogni volta che c’è di mezzo lui, viene voglia di ricapitolare gli spettacoli - tutti belli, toccanti, originali - che ci ha regalato in questi anni, i libri che ha scritto e pubblicato, le iniziative che ha inventato e promosso, le ricerche «etno-antropologiche» che ha portato avanti con contagiosa passione e un’innata voglia di scoprire e di capire l’Uomo.
Viene anche voglia, tuttavia, di starlo a sentire attenti e divertiti, consapevoli che dietro la portentosa mole di lavoro di cui Ascanio Celestini sa farsi carico di anno in anno c’è essenzialmente la capacità di rileggere il passato per renderci più consapevoli del tempo in cui ci tocca vivere. E magari anche più spaventati del domani.
È la memoria, infatti, il grande leit motiv che unisce e tiene legati tra loro i diversi fili della sua attività. La memoria della Seconda guerra mondiale ha dato vita, per esempio, a produzioni cult quali Radio clandestina e Scemo di guerra; la memoria del mondo operaio in Italia ha fatto nascere Fabbrica; la memoria dell’internamento psichiatrico ha portato al recente La pecora nera.
Adesso tutte queste diverse declinazioni della nostra memoria collettiva confluiscono in un festival che è giunto alla sua seconda edizione, che si intitola emblematicamente «Bella ciao. Il balsamo della memoria» e del quale Celestini cura ovviamente la direzione artistica, quasi si trattasse di un naturale corollario della sua attività «da solista».
Tanto più che il tema portante di questa versione 2006 - presentata nella neonata Casa della Memoria e della Storia di Trastevere - è il lavoro precario: argomento del quale tratterà pure il prossimo allestimento dell’attore capitolino.
Se Celestini è il motore propulsore dell’iniziativa, a darle sostegno contribuiscono istituzioni importanti (Campidoglio, Regione, Provincia di Roma) che ne riconoscono all’unanimità il valore culturale e il forte impatto sul territorio.
La rassegna si svolge infatti in un’area periferica che ha il suo epicentro nel X Municipio (la zona di Cinecittà) e che quest’anno, per la prima volta, si estende fino a Frascati e Ciampino.
«Questo festival - spiega lo stesso Celestini - è nato per la periferia, semplicemente perché sono i posti dove vivo, dove sono conosciuto, quelli che conosco bene. Mi accorgo sempre meglio che si tratta di un’area dove manca qualcosa, dove la distanza tra le classi sociali è troppo forte».
Uno degli intenti principali della manifestazione è dunque quello di ridisegnare i confini culturali, storici, umani di questa periferia, proponendo al pubblico spettacoli capaci di suscitare un senso di appartenenza comune, di condivisione, di identità. E non è un caso che ad inaugurare la rassegna sarà, l’8 settembre a Frascati, proprio l’autore-narratore originario del Quadraro, protagonista a Villa Sciarra di una serata di letture che lo vede sul palcoscenico insieme con Moni Ovadia e alcuni musicisti: «ognuno di noi leggerà brani del proprio repertorio; ognuno di noi racconterà la sua personale memoria».
A ben vedere, il legame tra teatro e territorio si rinsalda via via in tutti i titoli in scaletta, «reclutati» tra le fila del migliore teatro di narrazione di casa nostra (basti citare nomi come Marco Paolini, atteso a piazza Cinecittà lunedì 10 con Song n. 32, e Giovanna Marini, che chiuderà la vetrina, il 17 sera sempre a Cinecittà, con il concerto Fuori dal pentagramma) e spesso già collaudati da precedenti debutti. Come è il caso di Radio Clandestina, il celebre monologo sulle Fosse Ardeatine ripreso da Celestini a Ciampino martedì 11, oppure Libera nos, un lavoro tratto dal testo di Luigi Meneghello Libera nos a Malo e diretto da Gabriele Vacis non pochi anni fa che approda a Roma sabato 16 con Natalino Balasso e Mirko Artuso per interpreti. A riproporre un suo vecchio successo è anche la compagnia cosentina Scena verticale, che figura in programma sia con lo storico La stanza della memoria, viaggio nella comunità calabro-lucana tra gli anni Trenta e Ottanta che segnò l’esordio del gruppo, sia con una novità assolutamente da non perdere, Dissonorata. Un delitto d'onore in Calabria, dove il regista-attore Saverio la Ruina recita una vicenda di lutto, onore, segregazione femminile proiettata ben oltre i confini del nostro Sud (il 14 e il 15).
Ma tanti altri sono «i compagni di strada - riprende Celestini - con i quali sento di voler percorrere un po’ di cammino». Il teatro della Ariette di Bologna, per esempio, una formazione attiva in aperta campagna della quale ricordiamo l’incantevole Teatro da magiare del 2001, che a «Bella Ciao» porta (il 13 e il 14) la sua nuova creazione Bestie, «un viaggio attraverso il diluvio... lo sguardo delle bestie sugli uomini... il luogo dove stanno gli animali e gli uomini, dentro la pancia del teatro come se fosse l’Arca».
E ancora: Marcella Tersigni, attesa al festival con la storia «suonata, raccontata e cucinata di una famiglia di paese» che arriva nella Roma del boom economico e della ripresa post-bellica (Micro storia si intitola questo lavoro in programma martedì 12 al Centro Sociale Anziani «La Romanina»).
Abbraccia invece pienamente il tema del lavoro precario (e della precarietà esistenziale che ne deriva) l’interessante progetto Roma ore 11, tratto da un libro di Elio Petri e rielaborato a più mani da un gruppo di attrici (Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariàngeles Torres) che ne firmano pure la regia collettiva. Siamo nella Roma del '51: la scala di un palazzo del centro crolla addosso alle tante ragazze che erano accorse lì per candidarsi ad un posto di segretaria. Petri fece delle ricerche, intervistò le parenti delle vittime e avrebbe voluto trarre dalla vicenda un film che venne censurato sul nascere. Adesso quella storia diventa teatro: l’appuntamento è per sabato 16 e domenica 17 all’ex Istituto Luce di Cinecittà.
Si parla ancora di lavoro, infine, nei momenti «speciali» previsti in cartellone: la lunga kermesse di eventi «contenuti» dentro la Notte Bianca del 9 settembre (con diretta su Radio3 Rai) e le curiose «incursioni» già sperimentate l’anno scorso: «si tratta - conclude Celestini - di portare nei centri commerciali della zona e nel magazzino dell’Ikea clown, musica, letture: improvvisazioni pensate non per distruggere questi luoghi ma per modificarli, renderli più umani».
Informazioni sul sito www.bella-ciao.it o al numero 329/7742307.