La memoria collettiva vive col «cuntastorie» Enia

Simone Mercurio

Da Palermo con furore. Furore sanguigno, viscerale e caldo, come una folata di scirocco estivo che ti investe in pieno viso e ti costringe a chiudere gli occhi. È il fiume di parole di cui è capace Davide Enia, giovane ed evocativo monologhista e affabulatore di Palermo, un narratore, anzi un «cuntastorie», da stasera in scena all’Ambra Jovinelli con due spettacoli ad alta gradazione emozionale. Da oggi fino a domenica 12 in Italia-Brasile 3 a 2 e da martedì 14 a domenica 19 in Maggio ’43. Due spettacoli, per due racconti, frammenti e schegge di memoria diverse, ambientate in epoche differenti ma che hanno in qualche modo graffiato la memoria collettiva del nostro essere italiani.
Nel caso di Enia, i racconti hanno il punto di vista privilegiato della Sicilia, di Palermo, con le sue caratteristiche e caratterizzazioni. Della stessa scuola di Marco Paolini e del coetaneo Ascanio Celestini, Enia - palermitano doc, classe ’74, di professione «cuntista» - porta in giro le sue storie col fiato sospeso, il tono quasi ansimante e chiarissimo, e tanto dialetto palermitano, quanto basta per impastare insieme ricordi ed emozioni.
In Italia-Brasile, spettacolo che ha debuttato allo stadio Meazza di Milano il 21 maggio 2002, Enia racconta a suon di musica la mitica partita del Mundial 1982 declinandola secondo gli umori e il tifo di una famiglia siciliana incollata davanti al tv-color. Uno spettacolo gustoso, gia passato a Roma lo scorso anno al Piccolo Eliseo: nella partitura epica ma moderna, Enia ricostruisce con passione e intensità uno dei più straordinari e insperati trionfi del nostro sport.
Secondo «cunto» e ben altre atmosfere piovono invece sul pubblico per Maggio ’43. Si tratta di frammenti dell’ultima guerra recuperati da conversazioni con i sopravvissuti dal bombardamento del capoluogo siciliano. Enia li riduce nell’odissea di una famiglia qualunque, attraverso lo sguardo di un bambino di dodici anni. Il racconto di Davide sa di Sicilia arcana, di Gattopardo visto dal basso, di famiglie patriarcali, di legami di sangue, di filastrocche sonore che si mescolano con lo swing di un contrabbasso e di una chitarra. Sul palco con Enia le preziose spalle Fabio Finocchio e Giulio Barrocchieri.