Il Memoriale di una città antirazzista

Era un atto dovuto. Fra due anni Milano avrà il Memoriale della Shoah, a fianco del binario 21 alla stazione Centrale, il binario da cui partivano i deportati destinati ai campi di concentramento nazisti.
Lo ha voluto la Fondazione memoriale della Shoah, lo ha voluto la comunità ebraica di Milano. Lo hanno voluto anche il Comune, la Regione Lombardia e la Provincia. Un’ennesima risposta a chi accusa la nostra città di essere razzista; a chi accusa di nostalgie fasciste gli uomini di An, che in Comune e Regione sono nella maggioranza; a chi accusa i leghisti di fomentare l’odio razziale. Accuse con cui il centrosinistra cerca di riempire il vuoto attuale della sua politica, e con cui si tenta di far dimenticare il successo popolare delle amministrazioni di centrodestra.
Ma come si fa ad accusare di razzismo una città come Milano perché due persone, padre e figlio, ammazzano a bastonate un ragazzo di colore che aveva rubato dei biscotti nel loro locale? Io non escludo che quei due assassini possano essere razzisti. Ma, se anche fosse, nessuno potrebbe dedurre che i milanesi sono razzisti. Eppure è stato fatto, senza vergogna, da molti esponenti del centrosinistra.
Milano è da sempre una città aperta verso chi rispetta le regole. La diversità che fa paura ai milanesi, agli italiani, non dipende dalla razza: a Castelvolturno le forze dell’ordine sono andate non per difendere il paese dagli immigrati ma per difendere anche gli immigrati dai camorristi.
Ci faccia riflettere il Memoriale del binario 21: significa che Milano non vuole dimenticare le sue colpe, significa che Milano è una città civile.