Il memoriale Karadzic: «I serbi? Vittime dei media musulmani»

L’AIA. «Non in grado di tenere fede all’impegno preso a nome degli Usa, Richard Holbrooke è passato al piano B: liquidare Radovan Karadzic». Con queste parole, scritte in un documento consegnato ieri al Tpi, l’ex leader serbo bosniaco conferma l’accusa mossa ieri agli Usa. Nel documento, Karadzic elenca una serie di «gravi irregolarità», tra cui le circostanze del suo arresto a Belgrado, che renderebbero per lui «inimmaginabile» la possibilità di poter contare su un processo giusto. In cima alle irregolarità denuncia «la caccia alle streghe» cominciata dai media musulmani, che lo avrebbe «proclamato criminale di guerra in un momento in cui le sole vittime erano i serbi», e proseguita poi da quelli internazionali. «Io non ero nelle condizioni di rispondere in modo adeguato cosicché è ora inimmaginabile che questa Corte possa assolvermi. Credo che questi fatti compromettano seriamente lo stesso processo ed escludano ogni possibilità di regolarità», denuncia Karadzic, 63 anni. La parte più consistente del documento è dedicata al patto di impunità non mantenuto dagli Usa, che sarebbe stato siglato durante i negoziati di Dayton che misero fine alla guerra bosniaca. Ma per l’ex inviato speciale nei Balcani, il ministro svedese Carl Bildt, il mancato arresto di Karadzic in questi 13 anni non è dovuto a ragioni politiche, ma alla mancanza di volontà di Washington, “scottata” dalla perdita di 18 uomini durante un’operazione disastrosa condotta nel 1993 per arrestare un capo di guerra in Somalia. «Credo che la sindrome di Mogadiscio - ha detto Bildt alla radio svedese - abbia salvato Karadzic durante tutti questi anni».