Memorie «rubate»: la vita di Natascha a casa con il mostro

Esce domani la prima biografia della reclusa di Vienna. Otto anni di prigionia ricostruiti con verbali e interviste. Ma lei annuncia querele

Manila Alfano

«Ad un certo punto abbiamo iniziato a fare una vita normale: parlare, discutere, confrontarci, guardavamo la televisione insieme. In modo normale». Come in una sit-com dal sapore surreale, Natascha e il suo aguzzino si erano costruiti un assurdo equilibrio fatto di piccole cose quotidiane: la casa in Strasshof Strasse era il loro universo. Come una perfetta mogliettina lei puliva, preparava stufato con patate e aspettava impaziente che Priklopil tornasse dal lavoro.
Memorie. È lì, in un cassetto del suo passato, quello che resta. Tutto un universo claustrofobico che non si può cancellare. Natascha scrive che non riuscirà mai ad essere libera e continuerà a ricrearsi la sua prigione. Anche fuori dalla tana che Priklopil aveva creato per lei, anche tra vent’anni quando il ricordo della sua prigionia durata otto anni sarà un pensiero remoto. Natascha voleva scrivere un libro, il suo diario di prigionia. ma è arrivata tardi e non ha gradito.
C’è chi ha già decretato il suo destino: Natascha Kampusch resterà sempre una prigioniera. Altri hanno scritto su di lei, due giornalisti inglesi: Allan Hall e Michael Leidig. È la prima biografia non autorizzata di Natascha. I due reporter hanno scavato in procura, raccolto fogli, deposizioni, verbali e brogliacci. Hanno ascoltato racconti e interviste dell’adolescente. Le hanno, insomma, rubato un pezzo di vita. La ragazzina è furiosa e ha messo in azione i suoi avvocati. Intanto il libro domani è in libreria ed è un evento letterario che ancora prima di uscire promette guai. Infatti, nonostante la minaccia di azioni legali da parte degli avvocati della ragazza, per impedire la diffusione di ricostruzioni non autorizzate della vicenda, la casa editrice britannica ha deciso di mettere già il testo in vendita su internet. Tutto questo perchè tutti sanno che la storia della ragazza di Vienna sarà un boccone prelibato per tutti quei lettori affamati di inquietanti e morbosi dettagli di una vita passata tra le mura di una cella. E già gli editori prevedono il grande successo. La settimana scorsa erano già stati pubblicati da un quotidiano britannico alcuni stralci del libro Girl in the cellar, The Natascha Kampusch story, un libro non autorizzato: un volume di 304 pagine che promette dettagli ancora sconosciuti su una presunta connessione tra la madre della giovane e il suo sequestratore. Quella madre che Natascha, dopo la prima visita, non aveva più voluto rivedere, richiudendosi in un silenzio rotto solo dal colloquio con i suoi psicologi. Ma il libro è già in vendita su internet: «Gebieter (sovrano, comandante in tedesco): così voleva che io lo chiamassi e io ubbidivo».
Nel libro ci sono tutti i particolari di una vita assurda: lui sceglieva i vestiti che doveva indossare, lui le comprava i libri che voleva che leggesse, tutti racconti, fiabe, favole.
Per i primi sei mesi non è uscita dalla sua gabbia. Si faceva la doccia usando bottiglie di acqua minerale bucate. Mesi dopo lui le concede il permesso di utilizzare il bagno al piano di sopra. Piccoli grandi miglioramenti, piccole conquiste di fiducia. Una volta alla settimana, qualche volta due, poteva usare la vasca e fare il bagno. Ogni singola azione era monitorata dall’occhio vigile di Priklopil. Lui aveva pensato a tutto, aveva fatto modifiche in ogni angolo della casa in modo che potesse sempre tenerla sotto controllo. La sua preda non aveva mai un momento di intimità. In bagno ad esempio non c’era chiave. La porta doveva sempre rimanere aperta. Nessuna intimità, nessuna privacy, nessuna via di fuga. La finestra era stata sigillata.
Poi la piccola è cresciuta e l’ossessione del suo «padrone» si è diradata. Aumenta la libertà. Di tanto in tanto Natascha può scorrazzare per casa. Fare addirittura quattro passi in giardino. Di notte soprattutto, quando gli sguardi dei vicini a quell’ora non potevano arrivare fino a lei. Priklopil decide che è giunto il momento di premiarla. Film di Star Trek, Magnum P.I e altri programmi della televisione austriaca. Tutti scelti rigorosamente da lui. «Ma è così che ho sviluppato la mia personalità - scrive - Ho letto moltissimo, ho riflettuto sulla mia situazione, e ho iniziato anche a scrivere un libro. All’inizio era solo un diario. Ho scritto anche tanti racconti, novelle. Ho iniziato a scrivere su notes diversi». E ancora: «Priklopil ha sempre rispettato la mia privacy. Non si è mai permesso di entrare nella mia stanza, senza prima bussare. Quello era il mio spazio. Solo mio».
Il rapporto tra i due era fatto di ricompense e piccole punizioni. Amore e sofferenza miscelati: «Se ero buona allora Wolfi - come lo chiamava lei - mi comprava libri nuovi, vestiti e caramelle. E così io cercavo di essere il più buona possibile». Priklopil la voleva bella e per questo acquistava per lei cosmetici e trucchi. Vasetti di Nivea per il corpo e per il viso. Gli comprava riviste per teen ager in modo che lei stessa potesse scegliere quale rossetto richiedere
«È anche per questo che quando sono uscita non mi sono sentita tanto diversa dalle altre». Ora a Natascha non resta che dimostrare che quella sua normalità esibita e voluta esista davvero.