Le memorie di Servello «Quando il Msi negò un seggio a Sindona»

da Milano

Dallo scoop sull’oro di Dongo alla prospettiva del partito unico del centrodestra passando per gli anni di piombo. Nell’ultimo libro-intervista dell’ex parlamentare di An Franco Servello 60 anni in Fiamma (a cura di Aldo Di Lello, edizioni Rubbettino) cioè la storia dell’Italia repubblicana vista, per citare la prefazione di Gennaro Malgieri, da «un vero conservatore» fedele ai «valori di sempre» ma capace di coniugarli con le «esigenze della modernità». Un vero conservatore che dedica la sua ultima opera a chi ha pagato più duramente l’impegno politico «dalla parte sbagliata».
Il filo conduttore di quella storia, come spiega lo stesso Servello nell’introduzione, è l’esperienza del Msi e di An, «unica e originale non solo in Europa», uno dei tanti ingredienti della cosiddetta anomalia italiana che ha portato oltre il XX secolo alcuni principi e impegni programmatici dei «vinti» di sessant’anni fa, fra i quali «cambiare e riformare dalle fondamenta uno Stato che non ci piace» e «non barattare la propria identità con il piatto di lenticchie di una democrazia mafiosa». Ma prima di ricordare la nascita del Msi, avvenuta il 26 dicembre del 1946, Servello rende omaggio al «primo revisionista»: Franco De Agazio, il direttore del settimanale milanese il Meridiano d’Italia ucciso nel marzo del 1947 dagli ex partigiani comunisti della «Volante rossa» per aver raccontato la vera storia dell’oro di Dongo, il «tesoro» sequestrato a Mussolini che sarebbe finito nelle casse del Pci.
E ripercorrendo la storia del nostro Paese vista dalla parte della destra, Servello, in Parlamento quasi ininterrottamente dal 1958 al 2006, mette in primo piano le figure storiche della destra italiana, da De Marsanich a Michelini e Almirante, senza trascurare però i «dietro le quinte» o «particolari» dimenticati della vicenda politica dell’Italia repubblicana: dai retroscena del processo al maresciallo Graziani (che per evitare la condanna a morte avrebbe omesso di ricordare che, durante la guerra, il futuro presidente del Consiglio Parri aveva rivelato nomi di capi della Resistenza e luoghi di basi partigiane ai tedeschi che lo avevano catturato) al voto favorevole del Msi, Movimento sociale di nome e di fatto, sulla legge 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori. Passando per il «protoeuropeismo» di destra della fine degli anni Cinquanta, quando il Msi propose di spostare la capitale dell’allora «Mercato comune» da Bruxelles a un distretto che comprendesse il Principato di Monaco, Mentone e Ventimiglia; e la «trappola democristiana» che si realizzò nel 1960 in occasione del congresso che il Msi avrebbe dovuto celebrare a Genova e che scatenò in tutta Italia moti popolari con morti e feriti. All’epoca, rivela Servello, Fanfani e i suoi fedeli affondarono il governo Tambroni per unirsi a Moro e aprire alle sinistre. E ancora: la mancata cattura di Pertini (il prefetto di Milano all’epoca della Rsi un giorno telefonò a Mussolini per dirgli che sapeva dov’era il futuro presidente della Repubblica e si sentì rispondere dal Duce: «Lasci stare, è una mezza calzetta»); 1’impegno del Msi negli Stati Uniti durante la campagna elettorale che portò all’elezione di Nixon; all’incontro con Sindona, che nel 1969 voleva entrare in politica e fu «respinto» da Almirante. L’incontro avvenne a Courmayeur il 20 luglio, quando tutto il mondo era in attesa di sapere se effettivamente l’uomo avrebbe messo piede sulla Luna.
Il banchiere siciliano che Andreotti in quegli anni definì il «salvatore della lira» propose al leader del Msi di candidarlo ma Almirante «si comportò in modo molto cortese, ma non prese alcun impegno».
E poi i difficili anni Settanta, quando il Movimento sociale era un partito «assediato da estremisti e cambiali», in bilico fra le iniziative come la marcia della maggioranza silenziosa e il progetto della Destra nazionale da un lato e i rapporti con le gerarchie militari e l’accusa di non essere rispettosi, per così dire, della Costituzione repubblicana dall’altra. Mentre i gruppuscoli della sinistra extraparlamentare sparavano ai missini e Almirante si scontrava con la massoneria e con Gelli, persona che, a detta di Servello, il leader del Msi aveva avuto «non il piacere ma 1’opportunità di conoscere» e di vedere «in una sola occasione». Fino all’attentato organizzato il 22 marzo del 1972 da Lotta continua ai danni dello stesso Servello, che si salvò solo perché aveva anticipato il rientro a casa per vedere la sua amata Inter in tv. E all’altra volta in cui l’ex parlamentare di An rischiò la vita, pochi mesi dopo: al termine di una riunione in una sezione del Msi, un estremista di destra gli puntò contro la pistola ma fu bloccato in tempo dagli altri partecipanti.

«60 anni in Fiamma - Dal Movimento sociale ad Alleanza nazionale» di Franco Servello, Rubbettino, 219 pagine, 15 euro