MEMPHIS E TIRABASSI I RE DI «DISTRETTO»

Lunga vita al commissario Roberto Ardenzi (Giorgio Tirabassi) e all'ispettore Mauro Belli (Ricky Memphis), e a nessuno sceneggiatore folle venga in mente di far crepare uno dei due neanche fossimo sul set di Beautiful o di Un posto al sole. Tirabassi e Memphis tirano il gruppo e anche la carretta della sesta serie di Distretto di Polizia (martedì su Canale 5, ore 21,20) orfana di perdite come Claudia Pandolfi e Giampaolo Morelli, e se è vero che questa fiction è ampiamente rodata per sopportare il turn over annuale di attori sarebbe bene non esagerare con i cambiamenti in corsa. Per il momento tutto fila liscio sul fronte dell'Auditel (ha vinto la serata con 6.679.000 spettatori e il 29.67 di share) con un inizio che ha rispettato le attese e qualche avvertibile mutamento sotto il profilo del contenuto narrativo, che pare ora un po' più crudo e tosto rispetto al recente passato. Non ancora in modo così netto da richiedere il bollino rosso ma con qualche pretesa realistica in più, giusto forse per scrollarsi di dosso l'etichetta di «poliziesco all'amatriciana» che non è mai molto gratificante. Per il resto questa sesta stagione del Distretto è il solito congegno ad orologeria in cui il lato umano e professionale dei componenti del commissariato del X Tuscolano appare sempre bene assortito, con un occhio strizzato ai problemi familiari, alle piccole beghe sentimentali, ai figli in arrivo, alla colleganza simpaticamente solidale dei protagonisti e l'altro rivolto alle indagini, alle scene d'azione (che sono aumentate), agli atti di coraggio e ai numerosi imprevisti (nel primo episodio l'ispettore Belli-Memphis viene addirittura rapito da una banda di malviventi per pararsi la fuga da una villa appena rapinata). La conferma dell'affiatamento del gruppo e del rodato feeling con il copione viene anche dalla prontezza con cui i «nuovi arrivati» si sono calati nello spirito della serie (Enrico Silvestrin nei panni di un ispettore della Scientifica, Francesca Inaudi in quelli dell'ispettore Irene Valli, Laura Marinoni nelle vesti del pm Gabriella Forti e Massimo Venturiello cui spetta il compito del super cattivo). Stando così le cose, questi del Distretto di Polizia non li fermi neanche con le cannonate. Semprechè, per eccesso di sicurezza, non si voglia esagerare con il turn over e sia la sceneggiatura, più feroce di un killer, a togliere di mezzo qualche altro personaggio di richiamo contando sulla fedeltà inossidabile del pubblico. La si comincia a sentir sussurrare, quasta eventualità, e il folto pubblico che segue questa fortunata serie si augura che sia una trovata pubblicitaria, un modo per aumentare l'interesse puntata dopo puntata, benché il Distretto abbia dimostrato di saper viaggiare spedito senza bisogno di tali artifizi.