Via Mendozza in rivolta contro il cemento

Francesco Gambaro

È l'ultimo progetto edilizio contestato a Levante: cinque villette, una ventina di box e due piscine in via Mendozza, a Quinto, sopra Corso Europa. Residenti e ambientalisti sparano a zero contro «l'ennesimo assalto delle ruspe alle aree verdi del levante». Perché al posto degli alberi di frutta e delle fasce di ulivi, oggi c'è una voragine di quasi 4500 metri quadrati, dove nel 2007 dovrebbero sorgere le nuove unità abitative. Ma l'impresa costruttrice si difende dalle accuse di speculazione e promette: «Alla fine dei lavori, tutti gli alberi e gli uliveti verranno rimessi a dimora». Intanto, però, infuria la polemica di abitanti e comitati. Che ieri pomeriggio hanno dato vita a un pic nic simbolico proprio in via Mendozza, a due passi dai cantieri della discordia.
L'ingegnere Noera, uno dei firmatari a gennaio della petizione contro il progetto, snocciola un cahier de doleance lungo come la strada che costeggia l'area dei lavori. Punto primo: «Quel poco di verde che ancora avevamo, ce lo stanno distruggendo». Punto secondo: «Il modo con cui il Comune ha rilasciato la concessione edilizia su una strada che, oltre a essere molto stretta, ha una pendenza del 20 per cento, è a dir poco sorprendente». Infine, il traffico destinato ad aggravarsi tra qualche mese, allorché spunteranno cinque nuove villette di 150-200 metri quadrati ciascuna. Anna Oliveri, la cui casa si affaccia proprio sui cantieri, rincara la dose: «Da quando hanno iniziato a perforare la collina, qui non viviamo più. Otto ore al giorno subiamo il rumore assordante dei martelli pneumatici. Per non dire dei camion che tirano su polvere dalla mattina alla sera. Come se non bastasse, sono riusciti a sradicare 109 uliveti». Alla signora, davvero imbufalita, risponde a distanza l'impresa Di Marco, incaricata dei lavori. «La gente dimentica che questo posto fino a pochi mesi fa era un ricettacolo di motorini vecchi, isolato dal mondo, abbandonato a se stesso». Mentre tra dieci mesi - assicurano i progettisti - non sarà più così. Alberi e uliveti verranno ricollocati, perché su 4500 metri quadrati di superficie edificabile più della metà sarà attrezzata a verde pubblico, con spazi di svago per i bambini. Basterà a frenare i mugugni? Dai commenti di chi ci vive, non si direbbe.
Cristina racconta di essere venuta ad abitare in via Mendozza per stare lontano dalle macchine e dal traffico. «Sono arrivata qui che non era una strada carrabile, per ritrovarmi sette anni dopo in mezzo al cemento». Altri disagi vengono segnalati dalla signora B.A.: «Da quando sono iniziati i lavori, i camion hanno fatto già saltare le tubature tre o quattro volte. Eppure avevamo chiesto al Comune che i mezzi di trasporto fossero più leggeri. Inutilmente». Non incoraggia certo l'ottimismo dei residenti l'altro progetto edilizio previsto in questa zona: due palazzine residenziali con relativi box in via Palloa, a un tiro di schioppo da via Mendozza. «Ma questo progetto non è stato ancora approvato», scandisce Roberta Morgano, assessore all'Edilizia privata con delega al Levante. Sia come sia, da Nervi a Quarto di cemento non ne possono più. «Finché esisterà la norma che consente di trasferire superfici da un parte all'altra della città, non staremo mai tranquilli», ammette Giovanni Calisi, presidente della IX circoscrizione. E la sua non è una voce isolata.