Meningite dopo il vaccino, indagine riaperta

Il giudice: «I moduli per il consenso non informano i pazienti»

Un modulo prestampato, e una firma apposta con scarsa cognizione. Un consenso che, in questi termini, non può considerarsi «informato». Così stabilisce il gip Giuseppe Gennari, disponendo un supplemento di indagini per il caso di una bambina di poco più di due anni che si era ammalata di meningite in seguito a una vaccinazione per la trivalente. Undici giorni dopo quell’iniezione fatta alla Asl di Rozzano - era il novembre 2005 - la bimba cominciò a camminare e muovere le braccia con fatica. Oggi ne ha quasi del tutto perso l’uso.
Secondo il giudice, «condizione di liceità dell’atto medico» sta nel «consenso della persona interessata», o - nel caso di minorenni - dei genitori. Un principio che «trova piena applicazione nel campo della vaccinazione ove la profilassi non è obbligatoria». Quindi «il consenso non può andare disgiunto da una completa informazione circa vantaggi e svantaggi del trattamento, possibili conseguenze sfavorevoli, rischi connessi, condizioni ottimali di somministrazione». E solo con un «passaggio informativo» esaustivo si pone l’interessato «nella condizione di scegliere consapevolmente se procedere o meno al trattamento sanitario raccomandato». Mentre «il modulo informativo agli atti - è la conclusione - appare assolutamente carente».