Menini amministratore del Carlo Felice in «quota Burlando»

Dal teatro di posa al teatro dell’opera: Mario Menini corona la sempre coltivata aspirazione artistica approdando finalmente al palcoscenico del Carlo Felice. Non come protagonista sulla scena, almeno per il momento, ma direttamente come membro del consiglio di amministrazione. La nomina è in «quota Burlando», con la benedizione cioè del presidente della Regione, che dimostra la riconoscenza, pardon: il riconoscimento, nei confronti di un fuoriuscito del centrodestra transitato, con giovanile entusiasmo, alla sponda del centrosinistra. Si è trattato, comunque, a tutti gli effetti di un ritorno nelle file di uno schieramento «progressista» che in passato ha già convinto Menini, singolare figura di ingegnere meccanico, insegnante all’istituto tecnico Giovanni Giorgi, già dipendente di Shell e Finsider, autore, attore e regista teatrale, «storico» presidente dell’Ente decentramento culturale del Comune, e più di recente consigliere comunale di Forza Italia, dal 2002 a pochi mesi or sono. Fra i tanti, però, uno solo, forse, il vero, inestinguibile amore del personaggio: la scena. A costo di innescare polemiche di incompatibilità con il ruolo pubblico temporaneamente ricoperto: come quando fu nominato consigliere del teatro Stabile di Genova e si diede da fare, contemporaneamente, per rispondere alla naturale vocazione di interprete sulle tavole del palcoscenico. Un putiferio sedato a fatica e mandato frettolosamente agli archivi, ma un rischio di «querelle» che ora, per quanto riguarda il Teatro dell’Opera, sembra non si debba più correre: l’impostazione vocale, il «pianofortissimo» di Menini in palcoscenico sono quasi leggendari, per il pubblico che abita da Voltri a Nervi. Ma gli acuti del personaggio, per ora, si sono manifestati solo in politica, non ci sono avvisaglie che risuonino anche nel tempio della lirica. A meno che al Carlo Felice non vada in scena l’opera buffa...