«Meno Asl per una Sanità sul territorio»

Tagli alle aziende regionali, cancellate decine di poltrone, decurtate del 30 per cento le auto blu. Tecnicamente serve solo a mettere ordine nei conti del vecchio bilancio Marrazzo-Montino. Ma politicamente no, la manovra di assestamento in dirittura d’arrivo alla Pisana sta segnando una linea di demarcazione col passato. Dallo stesso Pd giunge un’apertura di credito: «Siamo pronti a fare la nostra parte, sulla sanità siamo d’accordo sul progetto delle 6 Asl nel Lazio» ha detto l’ex assessore Pd Claudio Mancini, dalemiano di ferro. Un via libera che ha spiazzato Idv, Verdi, S&L.
Proviamo a fare il punto col vice-presidente della Regione e assessore all’Urbanistica, Luciano Ciocchetti. Il taglio delle Asl è da sempre un cavallo di battaglia dell’esponente Udc: l’idea è di abbassarle da 12 a 8, e poi a 6. «Servirà una legge regionale. Ma la cosa importante è che non solo si abbasserà il numero delle Asl, ma cambierà anche la loro natura giuridica. Le Asl non gestiranno più gli ospedali ma il territorio, il rapporto diretto con gli utenti».
Si riferisce a strutture di assistenza domiciliare, Rsa, ambulatori?
«Sì, senza una risposta sul territorio il sistema sanità non funzionerà. Occorre un filtro alle richieste degli utenti. L’ospedale deve dedicarsi solo ad attività più complesse».
I partiti restino fuori dalla sanità, dite.
«Sì, i manager vanno nominati sulla base delle competenze e non dell’appartenenza politica».
Facile a dirsi. Ma come?
«Speriamo di riuscire a stabilire una norma che detti i criteri e le competenze che servono per fare il Direttore generale di una Asl».
Nieri, ex assessore al bilancio, Sinistra e libertà, accusa la Polverini di avere aumentato le spese di rappresentanza.
«E’ una bufala. Le spese di rappresentanza sono la metà di quanto spendeva Marrazzo. Anzi, ancora meno perché Marrazzo aveva 10 milioni per la comunicazione, mentre ora la proposta di assestamento prevede 4 milioni. Se facciamo riferimento al bilancio 2009 di Marrazzo, l’ultimo valido, vediamo che oggi tutti i capitoli di spesa sono stati tagliati fra il 50 e il 60%».
L’Idv contesta che in bilancio ci sono 32 milioni in meno per le case popolari.
«La norma che prevede che il 5% delle entrate dal bollo auto sia vincolato al finanziamento dell’edilizia sovvenzionata è sbagliata, questi soldi vanno lasciati al governo regionale. Ciò non significa tagliare i fondi per la casa, tutt’altro. A ottobre, con l’assessore Buontempo, presenteremo un grande Piano casa, con numeri importanti per l’housing sociale e l’edilizia agevolata».
Sarà possibile andare in sinergia col Comune di Roma, che su questo fronte sta raggiungendo risultati concreti?
«E’ necessario cambiare la legge 21 (quella regionale sul Piano Casa). E’ nostra intenzione che al tavolo tecnico, istituito dalla Polverini e da Alemanno, che si è riunito per la prima volta la scorsa settimana, si trovi il modo di mettere a disposizione nuovi strumenti normativi che consentano che il piano del Comune possa essere completato invece che in 3 anni nell’arco di 12 mesi».