Meno banche e più business per Pirelli

Dalla cessione delle quote in portafoglio arriveranno 400 milioni. Probabile l’uscita da Capitalia

Marcello Zacché

da Milano

Gli pneumatici di Pirelli torneranno in Borsa. Mentre il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera si prepara a fare ordine nel portafoglio partecipazioni, mettendo sul mercato 400 milioni di quote azionarie storicamente detenute in diverse imprese industriali e banche.
Due le chiavi di lettura dell’operazione. La prima industriale, la seconda finanziaria: valorizzazione degli asset per focalizzare il gruppo sui business strategici, ma anche nuova reperibilità di risorse da schierare sul fronte Telecom Italia, di cui Pirelli è azionista di riferimento tramite Olimpia.
La prima è la strada suggerita dall’intera impostazione del percorso scelto: nel momento di massimo splendore del più tradizionale business della Bicocca, la quotazione in Borsa di Pireli Pneumatici porterà risorse senza comprometterne il controllo. La società è controllata al 100% da Pirelli spa e le ipotesi circolate in questi giorni sono per un collocamento nell’ordine del 30-40%. Allo stesso tempo, in un gruppo che ha già dato l’addio ai cavi e che si concentra, oltre che sui copertoni, anche su Telecom e sugli immobili di Pirelli Re, non avrebbe senso tenere il capitale immobilizzato laddove non sia necessario. Di qui l’idea di mettere sul mercato anche le partecipazioni detenute. Tranne il 4,8% di Rcs, che resta invece «istituzionale», come ama dire lo stesso Tronchetti.
Su un portafoglio che vale intorno agli 800 milioni, sottratti i 150 di Rcs, si trovano l’1,9% di Capitalia (vale quasi 300 milioni), l’1,8% di Mediobanca (230 milioni, insieme con altre quote di Piazzetta Cuccia tramite FinPriv e Consortium per altri 60 milioni), il 7% di Gim e l’1% di Smi (poco più di 10 milioni) e il 32,7% di Eurostazioni, non quotata.
Le decisioni sono state prese ieri dal cda della Pirelli, che ha dato mandato al presidente Tronchetti e all’ad Carlo Buora per la «definizione delle soluzioni più idonee per realizzare tutte le operazioni». Ma né sulla quotazione di Pirelli Pneumatici, né sulle partecipazioni destinate al mercato il cda è entrato in dettagli. Mancano dunque, al momento, sia i tempi sia i modi. Né è espressamente stabilito che sia la quotazione in Borsa la strada sicura per gli pneumatici. In una nota si legge che il cda ha deliberato di «intraprendere un percorso per addivenire alla migliore valorizzazione della divisione pneumatici, ivi compresa la quotazione in Borsa, fermo restando il mantenimento in capo a Pirelli della maggioranza del pacchetto azionario di Pirelli Tyres». Quest’ultima è la holding, controllata al 100%, da cui dipende a sua volta il 100% di Pirelli Pneumatici.
Analoga la strada che sarà seguita per le partecipazioni: non esiste un elenco, né una scaletta. Ma non è difficile calcolare che, per ottenere la cifra desiderata, le quote cardine dell’operazione saranno quelle di Capitalia (dove peraltro Pirelli ha appena arrotondato dello 0,3% la propria quota), e di Mediobanca.