Meno carte, più frodi Il notaio all’italiana barriera anti-raggiri

Nei Paesi dove vige il notariato anglosassone boom dei costi per l’alto tasso di controversie

da Milano

Il notaio? E chi l'ha visto. Càpita e capitava, specie per passaggi di proprietà di auto, di firmare non davanti al notaio ma al suo schiavetto. Altre volte succedeva di procedere alla lettura dell'atto davanti all'impiegato, con l'entrata del titolare, alla stregua di un deus ex machina, solo all'atto della firma. «Sì, è vero - ammette Valerio Tacchini, notaio milanese - che c'è una parte di notariato che manda i praticanti a leggere l'atto al cliente: poi arriva il notaio e mette una firma. È una piccolissima parte che rovina l'immagine della categoria. La legge notarile è chiara: la prestazione del notaio è personale e va effettuata dal titolare».
In ogni caso pare che i notai nostrani scelgano a dovere gli aiutanti se è vero com'è vero che il contenzioso sugli atti rappresenta da noi una percentuale modestissima: 40 casi su un milione e settecentomila atti. È un dato che gioca in modo decisivo a favore del sistema di notariato latino, contro quello ancora in vigore nei Paesi di common law. «Nei sistemi dove non esiste un controllo di legalità preventivo nell'ambito societario e dei trasferimenti immobiliari - ricorda il presidente dell'Ordine Paolo Piccoli - i costi economici e sociali per i cittadini, le imprese e il sistema Paese nel suo complesso sono rilevantissimi. Negli Usa i danni da identity theft (utilizzo fraudolento di identità altrui) sono ammontati nel 2003, secondo l'Fbi, a oltre 52 miliardi di dollari e hanno colpito dieci milioni di persone; nel Canada dove è stato affidato a una semplice iscrizione telematica nei pubblici registri il compito di garantire la proprietà immobiliare, i danni per frodi sono aumentati dal 2000 al 2005 dal 6 al 33 per cento, con un peso insostenibile per le casse dello Stato. In Italia al contrario, nel campo societario, gli atti controllati dai notai sono privi di contenzioso e quelli immobiliari fanno registrare una percentuale di errori, coperti dalla nostra assicurazione senza costi per il cliente, dello 0,0029 per cento».
Sempre negli Usa gli atti notarili impugnati sono all’incirca 180 su mille, percentuali per noi impensabili. Là il notaio si limita ad autenticare le firme mentre l'atto è negoziato direttamente tra le parti con l'assistenza dei rispettivi legali. Le spese alla fine sono pesanti (anche il doppio che da noi) mentre nel nostro sistema, sottolineano i notai, i costi oscillano tra lo 0,4 per cento e l'1 per cento.
Oltre ai costi, contenuti almeno in rapporto a quanto si verifica altrove, i notai rivendicano anche i meriti di una gestione efficiente. «Ogni anno - ricorda Piccoli - tramite la rete telematica del notariato, i cui costi di impianto e gestione, anche contabile, sono a nostro carico, vengono trasmessi ai pubblici registri 2,5 milioni di atti immobiliari e societari ed effettuate 21 milioni di visure. L'utilizzo della firma digitale a norma, di cui il Consiglio nazionale è certificatore, costituisce il primo e unico esempio di e-government nel settore. L'affidamento nel 2001 della responsabilità dell'iscrizione nel Registro imprese delle costituzioni e dei verbali societari ai notai ha ridotto radicalmente il tempo necessario: da 30/150 giorni a poche ore. L'intervento dei notai nei procedimenti esecutivi per delega dei giudici ha ridotto i tempi di recupero dei crediti da 6/8 anni a 12/18 mesi».
Allora tutto bene e niente da rivedere? No, qualcosa da sistemare c'è e il guardasigilli fa presente che dopo le riforme attuate lo scorso anno (riforma del concorso e disciplinare) altri disegni di legge sono in vista, ad esempio per la disciplina dell'atto pubblico informatico e la riforma della direzione generale degli archivi notarili. Il grosso però arriverà con il riordino delle professioni intellettuali, materia che interessa ovviamente anche la professione notarile. «Si è pensato - dice il ministro della Giustizia Mastella - di ridurre la durata del tirocinio al fine di favorire un più sollecito accesso dei giovani alle professioni, ma al tempo stesso lo si è reso seriamente formativo, prevedendo in capo ai singoli professionisti uno specifico obbligo di formazione, ed è stato previsto un corrispettivo economico in favore del tirocinante da commisurare all'attività dello stesso. È stata inoltre prevista la creazione di società professionali strutturate in base ad uno statuto specifico».
E i notai sono d'accordo? «Noi - ribatte Piccoli - abbiamo detto sì con forza a una riforma che modernizzi gli ordini e dia cittadinanza alle professioni non regolamentate». I notai sostengono anzi di aver anticipato il governo con la riforma dell’accesso, un praticantato abbreviato a un anno dopo la laurea con sei mesi nell’ultimo anno di università, scuole di notariato, borse di studio, pubblicità informativa, trasparenza delle tariffe e altro ancora come l'assicurazione obbligatoria e un sistema disciplinare sganciato dalla giustizia domestica (vale a dire commissioni regionali di disciplina presiedute da un magistrato).
Piccoli però batte sulla necessaria tutela della pubblica funzione dei notai fondata su concorso con selezione rigorosa, numero programmato, tariffa certa, esclusione della partecipazione a società multidisciplinari o con soci di capitale, competenze riservate e infine radicamento sul territorio. L'importanza di quest’ultimo punto la sottolinea Antonia Raffaelli, notaio in una piccola valle bergamasca nota per la spigolosità dei suoi abitanti (non per niente antica sede di pretura). Racconti o forse leggende narrano di eredità spartite con contenziosi di più generazioni, fino alla mobilia segata in due pur di non cedere ai coeredi.
«Se il notaio deve impegnarsi a tradurre fedelmente in atti giuridici la volontà delle parti - dice la dottoressa Raffaelli - occorre che conosca bene le persone, i rapporti familiari, le situazioni patrimoniali. In paesi di montagna con pochi abitanti sono un po’ tutti parenti e anche le successioni ereditarie possono complicarsi. Nelle compravendite di case e terreni possono sussistere servitù di fatto e non dichiarate che il notaio deve cercare di cogliere in modo da contenere il contenzioso che può derivarne. Occorre conoscere la storia delle singole famiglie ma anche il dialetto locale, che nel caso specifico è un bergamasco tutto particolare: una cliente venuta da me per stipulare un atto di donazione voleva cedere il bene come “spotico”, incapace di afferrarne il senso ma decisa a pretenderlo così. Alla fine una telefonata al mio predecessore mi consentì di venire a capo del problema: in loco il termine significa “disponibile, senza gravami di usufrutto o servitù”».
Saranno benestanti o anche ricchi i notai, saranno pure privilegiati, ma in ogni caso assolvono a una funzione sociale rilevantissima sul territorio nazionale, nelle metropoli come sotto le cime dei monti. In questa travagliata Italia qualcosa che funziona a dovere e fa scuola anche all'estero resiste e tutto sommato val la pena di salvaguardarla.
(3 - Fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 26 e il 30 aprile)