Meno case e più Bot: il risparmiatore teme la crisi dei mutui Usa

da Roma

La crisi dei mutui subprime negli Usa spaventa le famiglie italiane: un contagio di natura psicologica che, tuttavia, influenza il comportamento dei risparmiatori, allontanandoli dal tradizionale investimento nel mattone. Quest’anno si va registrando una diminuzione del 15% (dal 70% al 55%) degli italiani che investono in immobili, a vantaggio di strumenti finanziari considerati più sicuri: dai Bot ai certificati di deposito, dalle obbligazioni ai libretti di risparmio, preferiti dal 25% dei risparmiatori contro il 13% del 2006. E tutto questo avviene nonostante che il nostro Paese appaia, tutto sommato, relativamente al riparo dagli effetti della crisi americana.
L’indagine annuale Acri-Ipsos sul risparmio degli italiani nel 2007, presentata dal presidente dell’associazione Giuseppe Guzzetti alla vigilia della 83ª Giornata mondiale del risparmio, disegna un quadro di pessimismo diffuso e rassegnato sull’andamento dell’economia. La debole svolta ottimista che era stata colta dall’indagine Acri-Ipsos 2006 è del tutto svanita, e sono in aumento le famiglie che si dichiarano in difficoltà, arrivando al 38% del totale. I pessimisti sull’andamento dell’economia italiana sono il 52%, contro un 17% che si attende un miglioramento e un 24% che non prevede sostanziali cambiamenti. L’Italia - questa è la sensazione prevalente - non è sufficientemente attrezzata per affrontare un rallentamento dell’economia internazionale.
Eppure, ricorda Guzzetti, «salvo singoli episodi, anche le autorità di vigilanza ci dicono quotidianamente che il sistema bancario italiano è abbastanza al riparo dalla crisi dei mutui Usa».
Rispetto al 2006 scende di quattro punti percentuali (dal 37% al 33%) il numero di chi riesce ancora a risparmiare. Quattro italiani su dieci consumano l’intero reddito, e aumenta in maniera preoccupante il numero delle famiglie che chiudono i conti in «rosso», ed è costretto a contrarre prestiti o ad attingere al risparmio accumulato in precedenza: erano il 13% nel 2001, sono arrivate al 27% nell’ottobre 2007, più di un quarto degli intervistati. Complessivamente, le famiglie in situazione di difficoltà rappresentano il 38% del campione totale, e si tratta per lo più di nuclei con il capofamiglia artigiano o commerciante. È alta la concentrazione di operai nelle famiglie in «crisi moderata»; mentre le famiglie di imprenditori, dirigenti e professionisti mostrano una tendenza positiva, specialmente nelle grandi città.
Per quanto riguarda gli investimenti, l’indagine dell’Acri conferma una costante propensione degli italiani alla liquidità. Come si è visto, si va riducendo l’appeal del mattone, che pure resta ancora il preferito fra i risparmiatori. Resta diffusa una scarsissima fiducia nei confronti delle leggi, delle regole e dei controlli presenti nel nostro Paese (per il 69% sono del tutto inefficaci). Questo, fra l’altro, può spiegare perché i lavoratori dipendenti si mostrino riluttanti a trasferire il Tfr dall’azienda a un fondo di previdenza complementare. Il 5% dei dipendenti del settore privato continua a ritenere che sia preferibile lasciare il Tfr al datore di lavoro.
Infine l’Europa. Quasi due italiani su tre continuano a dichiararsi «europeisti», ma allo stesso tempo 3 cittadini su 4 si dichiarano «insoddisfatti» dell’euro. La sensazione più diffusa è che, con la moneta unica, i risparmi abbiano «perso valore».