Meno finanza e più industria in Mediobanca

da Milano

Mancano ancora i nomi. Ma l’architettura della nuova Mediobanca, quella che nell’assemblea straordinaria del 27 giugno cancellerà il cda introducendo il consiglio di sorverglianza e il consiglio di gestione, ha preso forma ieri, nella riunione del direttivo del patto di sindacato. «Non è stata ancora presa alcuna decisione», ha detto ieri Marco Tronchetti Provera. L’opera verrà conclusa in questo week end, e lunedì mattina è prevista una riunioncina tra i rappresentanti delle tre anime dei grandi soci (banche, imprese, gruppo francese) per predisporre le prosposte definitive all’assemblea del patto, che si riunirà a seguire.
Di certo ieri nel direttivo si è stabilito che il cds avrà 21 posti. Di questi, 2 saranno lasciati alle minoranze (per presentare liste sarà necessario disporre di almeno l’1% del capitale). Dunque il patto dovrà indicare 19 nomi (tra i quali 4 con i requisiti di indipendenza e tre revisori dei conti che si sostituiscono al collegio sindacale), a fronte di un consiglio che oggi è di 20 membri.
Tuttavia quattro di questi non rientrano nei calcoli: il presidente Gabriele Galateri è candidato per il vertice del cdg (oltre che per quello di Telecom), Matteo Arpe si è dimesso, Berardino Libonati sarà vicepresidente di Unicredit e Gianluigi Gabetti lascerà.
Dunque c’è spazio per tre nuovi posti (anche se proprio tre devono appunto essere i revisori). Ieri però sono state messe le basi per allineare il futuro cds ai mutamenti nel patto di grandi soci. Come noto, in seguito alla fusione Unicredit-Capitalia, il 9% del capitale verrà redistribuito nel patto, salvo qualche piccolo nuovo ingresso. Il risultato finale si dovrebbe tradurre, nel consiglio di sorveglianza, con l’attesa nomina alla presidenza del presidente di Capitalia Cesare Geronzi, che dopo la fusione con Uniciredit lascerà il gruppo.
A fronte di questa carica, il gruppo «A» del patto dovrebbe perdere un paio di consiglieri (oggi sono 8, di fatto ridotti a 6 con l’uscita di Libonati ed Arpe). Mentre potrebbero salire da 7 ad almeno 8 i membri del gruppo «B». Fermo a quattro il numero dei membri nominati dal gruppo «C» dei francesi.
Sul tavolo c’è anche la composizione del direttivo, a cui oggi partecipano, oltre al presidente del patto Piergaetano Marchetti, altri sette membri. Tre delle banche (Profumo, Geronzi, Doris), tre dalle imprese (Ligresti, Pesenti, Tronchetti) e Vincent Bolloré (che ieri ha però partecipato alla riunione in compagnia di Tarak Ben Ammar). Ufficialmente non si è ancora parlato di questo. L’organo dovrebbe restare, ma l’uscita di Geronzi impone o una riduzione dei membri, o una nuova nomina. Che potrebbe riguardare il gruppo «C», oggi in minoranza.
Il direttivo ha anche lavorato alla revisione dell’accordo parasociale, che contiene alcune indicazioni ormai superate dal futuro assetto che verrà.