Meno fuochi d’artificio e più cultura

Vittorio Sgarbi ha le stigmate della genialità. Non solo perché è certamente il più brillante conoscitore, critico e «narratore» delle arti figurative vivente. Non solo per la sua straordinaria attitudine «situazionista» alla scelta di tribune, palcoscenici, occasioni e coni di luce nei quali viene a trovarsi sempre nei momenti giusti. Non solo per il ribollire della sua intelligenza. Non solo per tutto questo. I segni più evidenti e acuti della genialità di Sgarbi stanno nella sua capacità «dadaista» di provocare, spiazzare, scandalizzare e perfino irritare. Come quando lancia devastanti classificazioni estetiche: orribile l'ago e il filo di piazza Cadorna, brutto il teatro degli Arcimboldi, degni di una cappella Sistina del XXI secolo i murales del Leoncavallo. Definizioni non discutibili - e chi si azzarda? - che lasciano il cittadino con la frustrante sensazione di non aver più nulla da dire, di non poter dire la sua, che varrebbe zero di fronte a tanta esuberante autorevolezza. La genialità di Sgarbi, d'altra parte, si manifesta anche nella sua impareggiabile capacità di comunicare. Che, beninteso, è una caratteristica straordinariamente positiva per un assessore alla cultura di una metropoli esigente come Milano. E qui siamo al punto: infatti ora i milanesi si aspettano che con altrettanta pirotecnica spettacolarità l'assessore Sgarbi finalmente informi sulle iniziative che mettano Milano in grado di rispondere all'aggressività e alla bulimia della Roma veltroniana, la quale, con un cartellone che va dai megaconcerti al Colosseo ai festival del tango, dalle super-mostre di massa alla Festa del Cinema (da ribattezzare "Morte a Venezia") pretende di rappresentare l'unico ipermercato italiano del consumismo culturale senza guardare in faccia a nessuno e a discapito di qualsiasi altra città. Ora, la tradizione, il carattere e la fisionomia di Milano non le consentono di competere con questa debordante massa di panna montata: non è questo il modo, Roma è Roma. Milano è Milano. Tuttavia è a anche questa sfida arrogante che Sgarbi deve rispondere, impiegando tutta la sua genialità e magari rinunciando a qualche colpo di genio. I milanesi ci contano e aspettano.