Meno imposte e addio all’Irap Superbollo per le auto di lusso

RomaAlla fine la riforma del fisco c’è. E c’è anche l’altro tassello che mancava fino alla vigilia, il giro di vite sui costi della politica. Oltre alla manovra, modificata fino all’ultimo, il Consiglio dei ministri ha approvato la delega che contiene la riforma fiscale. Il nuovo fisco, in vigore entro tre anni e a costo zero per i conti pubblici, per quanto riguarda le imposte sulle persone fisiche si baserà sulle tre aliquote al 20, 30 e 40%. Saranno sfoltiti i regimi di esenzione e i benefici saranno distribuiti su tutti i contribuenti, con un occhio di favore per «natalità, lavoro, giovani» e per i redditi bassi, attraverso una revisione della no tax area. Per quanto riguarda le imprese, si va verso l’eliminazione graduale dell’Irap, partendo dall’imponibile sul lavoro. E c’è - questa volta nella manovra - una riduzione delle imposte del 5% per i giovani sotto i 35 anni. Una misura «efficace e giusta», il «forfait fiscale più conveniente d’Europa», ha assicurato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Soddisfatta il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, che aveva proposto la misura. «Per non perdere le occasioni dello sviluppo occorre puntare sulla forza creativa dei giovani e incoraggiare la loro voglia di intraprendere, e il governo lo sta facendo».
Nella manovra non c’è l’aumento dell’Iva, mentre resta nella delega una revisione graduale a «tenendo conto degli effetti inflazionistici» che avrebbe un aumento.
Il giro di vite sulla politica è stato confermato, con tutte le sette misure anticipate nei giorni scorsi, a partire dai compensi «europei» per eletti, ministri e responsabili dei governi locali; la drastica limitazione per aerei e auto blu. Misure che non porteranno grandi entrate, ha precisato il ministro dell’Economia. C’è l’election day, ma non comprenderà i referendum.
I risparmi della manovra da 47 miliardi (1,5 miliardi; 5,5 per il prossimo e 20 per il biennio 2013-2014) arriveranno in primo luogo dai tagli ai ministeri e all’amministrazione pubblica. C’è ad esempio il cambiamento radicale per l’Ice, l’istituto per il commercio estero è soppresso e le competenze saranno divise tra il ministero dello Sviluppo e quello degli Esteri. Resta la tassa sulle transazioni finanziarie del 15 per mille, sul trading del 35% e anche l’aliquota unica al 20% sulle rendite finanziare, con esclusione dei fondi pensione, anche se quest’ultima nella delega fiscale.
Resta anche il bollo sui Suv, anche se in misura ridotta rispetto alle versioni precedenti, limitato alle automobili con oltre 225 kw. In bilico fino all’ultimo una stretta sugli incentivi per le energie rinnovabili, che è stata alle fine esclusa anche per le pesanti ripercussioni su un settore sempre più importante.
Integra, la stretta sul pubblico impiego, compreso il blocco del contratto e del turn over (con deroghe per i medici) e la visita fiscale già dal primo giorno di assenza degli impiegati pubblici. Si aggiunge un rafforzamento della «obbligatorietà» dei trasferimenti del personale pubblico.
Per quanto riguarda la scuola, ha assicurato il ministro Maria Stella Gelmini «confermato il numero di 65mila immissioni in ruolo».
Resta il ritorno dei ticket, limitato alle prestazioni specialistiche. Cancellata la liberalizzazione dell’apertura dei negozi che si trovano in aree turistiche nei giorni festivi. Così come un «fuorisacco» che puntava su una ulteriore liberalizzazione della distribuzione dei carburanti. Resta invece la liberalizzazione del collocamento con l’obiettivo, ha spiegato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, di «aprire ancora di più il mercato del lavoro».
Sul fronte del lavoro resta la conferma ai benefici fiscali e contributivi per la contrattazione di secondo livello (quella in azienda). Confermato il pacchetto pensioni, così come anticipato nei giorni scorsi: aumento ultra soft, a partire dal 2020, per l’età di ritiro delle donne che lavorano nel privato e anticipo dell’adeguamento alle aspettattive di vita al 2014.