Meno male che Inzaghi era un pensionato

Basta la parola. Come nel famoso e paleolitico spot, anni ’60, del confetto miracoloso reclamizzato da Tino Scotti. Basta la parolina magica, Champions, ed ecco che si accendono i motori di Pippo Inzaghi, un altro dei miracolati di questa strepitosa stagione scandita dai «rieccoli» di turno, lui, Del Piero, Materazzi, tutti pronti per allestire un europeo goloso e molto promettente dopo l’avvilente ritirata in coppa Campioni. SuperPippo è un bomber dalle mille risorse. Possono darlo cento volte per morto, finito, battuto dagli acciacchi e dagli infortuni tanto non se ne cura. Anzi ogni giudizio velenoso, appuntato con cura, ogni ritaglio di giornale conservato, diventa come gli spinaci per Bracciodiferro: energia purissima con cui preparare il suo puntuale riscatto. Non è la prima, di sicuro non è neanche l’ultima volta. Basta ricordare la striscia dei suoi squilli di tromba nel 2007 per capire che non c’è niente di cui stupirsi quando c’è di mezzo questo stupendo animale da area di rigore. Inzaghi è così, impastato di abilità e di furbizia, ma anche di formidabili recuperi e di straordinarie risorse, capace di presentarsi sempre in tempo al posto giusto, all’appuntamento con la storia e la gloria. Ad Atene si ritrovò sulla traiettoria di una stoccata di Pirlo, deviandola involontariamente, aprendo la strada al successo sul Liverpool, a Montecarlo spuntò dal nulla sul cross millimetrico di Gattuso, a Yokohama infine raccolse il generoso assist di Kakà per sentirsi protagonista di un irripetibile tris.
Basta la parola, l’inseguimento al quarto posto, ed ecco Inzaghi che mette il tigre nel motore in panne del Milan. Torna dopo l’ennesimo acciacco, una canaglia di ernia lo tiene bloccato per settimane, e comincia a seminare gol e prodezze quasi fosse un ragazzino. Oscurato, in questa cavalcata trionfale (8 sigilli in quattro partite), persino l’estro del giovanissimo Pato che dalla panchina guarda, ammira e prende appunti. Così si fa, giovanotto. Così si diventa qualcuno nel calcio che conta. Bordeggiando sul fuorigioco, andando di testa a deviare sul secondo palo lontano un paio di pallette, servendo un comodo assist per Seedorf. Sostenuto da una forma araldica, Pippo regge fino alla fine, non tradisce cedimenti fisici, segno che dietro la vena solita del bomber, c’è una condizione fisica strepitosa. La stessa che costrinse, due anni prima, Marcello Lippi ad arrendersi e a iscriverlo nella lista dei 23 di Duisburg. Allora il suo rivale fu Vieri, fermato da un crac al ginocchio. Oggi il suo rivale sembra Borriello. Borriello chi?, verrebbe da chiosare se non si sapesse che si tratta di un giovanotto alle prime armi e al primo torneo da titolare.