«Meno multe e incidenti. E ci dicevano tiranni...»

Chiara Campo

Quindici ufficiali e 150 agenti sull’attenti. Le note del Silenzio per rendere onore ai caduti. Infine, il passaggio ufficiale delle consegne tra il capo della Polizia municipale Antonio Chirivì, ex generale dei Carabinieri e il suo vice Emiliano Bezzon, che da ieri ha assunto il ruolo di comandante pro tempore (in attesa della nomina ufficiale da parte del nuovo sindaco). Rivolto a entrambi, il coro di «auguri» dei ghisa schierati nel cortile di piazza Beccaria. Una compostezza che al sindaco Gabriele Albertini fa tornare in mente quando 9 anni fa, in quella stessa piazza, per la prima volta si recò a visitare il comando dei vigili. «Questo cortile - ricorda - era trasformato in un’assemblea aperta: lanci di monetine, insulti, banchetti sindacali, cartelli offensivi. Questo era il modo con cui quella polizia municipale accoglieva il rappresentante della città, eletto liberamente dai cittadini». Ieri, in piazza Beccaria, si è visto «un ambiente irriconoscibile rispetto a quello che abbiamo trovato», negli anni - e sotto la guida di Chirivì - «la polizia municipale ha riconquistato la propria dignità», elenca Albertini, «ha collaborato con le altre forze, la criminalità si è ridotta del 30%, ci sono meno incidenti, meno feriti, la disciplina è più rigorosa. Il corpo è cresciuto di oltre mille unità, il 75% è impiegato sulle strade. Abbiamo inventato il vigile di quartiere e puntato sulla tecnologia». Il sindaco, che ha assegnato al comandante la benemerenza civica, sottolinea che «tutte le innovazioni, specie se aboliscono privilegi, sono contestate. Un clima di violenta contrapposizione ha reso ancora più difficile il compito di Chirivì, che con fermezza ha ridato prestigio al corpo dei vigili e risvegliato il senso civico dei milanesi. I ghisa oggi sono un modello da seguire anche nel resto d’Italia». «Siamo stati rappresentati come tiranni, come “quelli della tolleranza zero” - ammette Albertini -, ma non è così. Non si può tollerare chi non rispetta le regole o delinque. Abbiamo punito con sanzioni che obiettivamente hanno creato disagi, ma dalle 800mila contravvenzioni del ’98 siamo passati a 2,4 milioni nel 2003 e ora siamo scesi a poco più di un milione e mezzo, un limite fisiologico per un traffico così intenso».
Al passaggio di consegne hanno assistito l’assessore alla Sicurezza Guido Manca e quello al Commercio Roberto Predolin, il presidente del consiglio comunale Vincenzo Giudice e la consigliera Ds Marilena Adamo. Il vicesindaco Riccardo De Corato ha elogiato di Chirivì per la «fermezza con cui ha raggiunto obiettivi importanti e che ha contribuito ad aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti dei vigili».
Ma al neo-pensionato Chirivì i suoi «nemici» storici fino alla fine non hanno risparmiato attacchi. Antonio Barbato, in passato leader dei vigili «ribelli» del SinCobas, ha consegnato una lettera in cui sostiene che «sarà rimpianto solo da pochi», perché «nelle commissioni di disciplina, in veste di giudice inquisitore, ha punito i sindacalisti e lavoratori». E per il capogruppo milanese della Lega Matteo Salvini, che ne ha chiesto tante volte le dimissioni, con ieri «si è chiusa la carriera del peggiore dei comandanti che Milano abbia mai avuto. Si è occupato di cose inutili, come le acconciature dei ghisa, trascurando i problemi veri della città».