Meno parolacce, più umorismo I babbi natale battono De Sica

La commedia di Aldo, Giovanni e Giacomo affetta il cinepanettone "«Natale in Sudafrica". Per il clan di Neri Parenti è tempo di cambiare

Che sorpresa. Il cinepanettone è finito a pezzi. Mangiato, inghiottito, divorato. Chissà se per Paperone De Laurentiis, avvezzo da anni a contare gli incassi spaparanzato sulla fresca montagna di euro natalizi, il dolore arriverà attutito. A infliggergli l’umiliazione del secondo posto non è stato un blockbuster americano gonfio di divi e di effetti speciali, né il tradizionale cartone animato che i bambini devono farsi spiegare dai genitori. Nossignore, stavolta lo sgarbo, o lo sgarro, è di un rivale tutto italiano, per la verità preso un po’ sottogamba. In effetti per La banda (strapelata) dei Babbi Natale, composta da due milanesi d'origine documentata (Giovanni e Giacomo) e uno d’importazione (il siciliano Aldo) era previsto un ottimo risultato in Padania e dintorni, mica nell’intero stivale, isole presumibilmente comprese. Intendiamoci, non è che Natale in Sud Africa abbia fatto flop. Avercene di film che in dodici giorni incassano dodici milioni. Fa un milione al giorno, lo sa bene perfino Tremonti. A proposito di conti, facciamoli bene, prima di seppellire il cinepanettone di De Sica e company. Dunque, l’inimmaginabile sorpasso è avvenuto nella giornata di lunedì, il giorno dopo Santo Stefano, da una vita il più popolato dal pubblico avventizio. Questi i dati, nudi e crudi: La banda del Trio ha incassato 828 mila 879 euro, l’armata De Laurentiis ne ha incamerati 686 mila 66. Differenza: quasi centocinquantamila euro. Divario che si fa più sensibile se si pensa che il sensazionale lato B di Belèn fa ottima mostra di sé in quaranta sale in più rispetto ai tre improbabili Babbi Natale. Può anche darsi che De Laurentiis, di fronte all’imprevisto sgambetto, non prenda cappello, nemmeno quello rosso e bianco dei tre sfacciati concorrenti. Infatti, a ben guardare la classifica generale, e non di tappa, Natale in Sud Africa mantiene la maglia rosa, forse non saldamente come prima, ma ce l’ha ancora ben stretta sulle spalle. Lasciamo parlare le cifre, che non mentono mai, anche se, mutuando i giochi di prestigio dei colleghi della politica dopo una tenzone elettorale, le due parti in causa sono già pronte a girare la frittata dalla propria parte. Eccole: fino ad oggi, che sarebbe poi ieri, Natale in Sud Africa ha venduto biglietti per un totale di 11 milioni e 670 mila euro, La banda dei Babbi Natale 9 milioni e 720 mila euro. Tra i due pretendenti al titolo di re delle feste resta quindi un gap di poco inferiore ai due milioni. Riusciranno i nostri eroi a colmarlo prima che l’Epifania si porti via l’ultimo spettatore stagionale? Altro tempo a disposizione non ce n’è. Sono annunciati sul binario di gennaio due tipi che non scherzano col botteghino, Clint Eastwood e, soprattutto, Checco Zalone. Comunque sia, dato a Aldo, Giovanni e Giacomo quel che gli spetta (talento e simpatia) a Neri Parenti andrebbero tirate le nobili orecchie. Sì, perché il copione di Natale in Sud Africa è stato proprio buttato giù alla carlona. Per usare un eufemismo. È vero che scuotendo l’albero delle corna, degli equivoci e degli scambi di persona non viene giù quasi più niente, ma pare impossibile che non si riesca a inventare niente di meglio di un ippopotamo che prima ingoia una valigetta di diamanti e poi la espelle con grande spreco di indovinate voi cosa. Proviamo a cambiare menu, suggerisce provocatorio il regista Luca Miniero, che dal grattacielo dei suoi 30 (trenta!) milioni di euro grazie al magistrale Benvenuti al Sud non teme neanche lontanamente di perdere lo scettro di re delle Quattro stagioni. E aggiunge, beffardo: «Non credo che esista più il pubblico che va al cinema solo a Natale. Oggi il gusto è più aperto, pronto per belle commedie tutto l’anno». Lo dice uno uscito nelle sale il primo ottobre e rimasto in vetta quasi due mesi. Conclude Miniero: «Speriamo che il cinema italiano continui a funzionare bene come quest’anno, anche se la nostra commedia è spesso monotematica». Capito mi hai? caro De Laurentiis. Sarà un caso ma il film del Trio, oltre ad aver reclutato una fuoriclasse dell’umorismo stile british come Angela Finocchiaro (altro che Belen, con tutto il rispetto per quel bendidio in esposizione) si dimentica la parolaccia. Salvo la sdoganatissima imprecazione plurizeta. Peraltro usata con estrema parsimonia. Chissà che De Laurentiis, Parenti e De Sica non imparino la lezione prima di Natale a Shanghai o Natale a Chissadove.