Meno posti per i lavoratori stagionali

Andrea Indini

Si lavora anche d’estate. Anche se un po’ meno dello scorso anno. Sono oltre 14mila i lavoratori stagionali richiesti dalle imprese di Milano e provincia nel corso del 2005, il 46,7 per cento del totale previsto per la Lombardia e il 5,3 per cento del totale nazionale.
«Il lavoro stagionale - commenta Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio - rappresenta una potenziale ricchezza per il territorio e un importante strumento di flessibilità a disposizione delle imprese, che in questo modo possono affrontare preparate i picchi di attività come i saldi, l’estate o il Natale». Proprio per questo sono soprattutto le imprese con oltre 50 dipendenti a farne ricorso con 11.470 assunzioni (l’80 per cento del totale), seguite da quelle con meno di 49 dipendenti. Incidono soprattutto le imprese fino a nove dipendenti con 2.150 assunzioni previste.
Se si considerano i macrosettori, sono i servizi a fare maggiormente uso di questa categoria di lavoratori con 12.110, pari all’84 per cento del totale (rispetto all’82,4 per cento dello scorso anno). «Per le imprese - continua Sangalli - è uno strumento utile per puntare sui più giovani che, a loro volta, possono acquisire esperienze che saranno utili per il loro futuro lavorativo».
Rispetto allo scorso anno si registra, tuttavia, un leggero calo (intorno al 15 per cento). Ma c’è, ovviamente, chi rema contro. In particolare, aumentano del 60 per cento gli stagionali nel settore dell’informatica e delle telecomunicazioni, di circa il 30 per cento nei servizi operativi come pulizia, vigilanza e servizi immobiliari e del 22,7 per cento in alberghi e ristoranti. In generale il settore che utilizza di più i lavoratori stagionali è quello dei «servizi» con l’84 per cento del totale, seguito dall’industria (16 per cento). E tra i settori, primeggiano alberghi e ristoranti (35,6 per cento).