Meno rotte e niente Stato: ecco il piano per decollare

I 16 soci della Cai promettono: società più snella, capitali privati, nuova flotta e più collegamenti diretti. L’obiettivo: ottenere i primi profitti nel 2011

di Marco Maroni

Discontinuità. È questa la parola chiave che, dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che il piano Alitalia l’ha messo a punto, a Roberto Colaninno, che della nuova compagnia è presidente, ad Augusto Fantozzi, che della vecchia Alitalia è il commissario straordinario, si sente ripetere di più tra i vertici della Nuova Alitalia. La livrea degli aeromobili non cambia ma per tutto il resto la ristrutturazione sarà all’insegno del cambiamento, dalla compagine azionaria, alla struttura dei costi, alle relazioni sindacali. Ad affossare la vecchia compagnia di bandiera semipubblica (con il Tesoro al 49%) una storia di consociativismo nella quale il potere del sindacato «bilanciava» quello delle nomine pubbliche.
Un buco diventato voragine
Un sistema che ha gonfiato gli organici, portato i costi a superare i ricavi nell’ordine di 300-400 milioni l’anno, accumulando un buco complessivo di 3 miliardi di euro in 10 anni. Quale che sia l’accordo che si raggiungerà in queste ultime ore di contrattazione con le sigle sindacali quel che è certo è che non ci saranno più buste paga con 550 voci, spostamenti del personale a carico dell’azienda, pernottamenti in hotel cinque stelle lusso per il personale viaggiante, né un consiglio di amministrazione fatto di 17 poltrone.
Un’azienda con capitali privati
La Nuova Alitalia, o Compagnia aerea italiana (Cai), sarà innanzitutto un’azienda al 100% privata. Sono 16 i primi soci entrati nel capitale della nuova società. Ne fanno parte alcuni dei maggiori imprenditori italiani, a capo di cinque società quotate in Borsa, due fondi chiusi (con azionisti italiani e internazionali), altri gruppi con fatturati di diversi miliardi di euro che operano su mercati internazionali. Si va dallo stesso presidente della Cai, Roberto Colaninno (Piaggio) al gruppo Benetton, dall’armatore Aponte (Msc) ai gruppi dell’acciaio Riva e Marcegaglia. L’azionariato della nuova Alitalia è precluso ai soci pubblici. Lo ha confermato direttamente lo stesso Passera qualche giorno fa, «non è previsto l'ingresso di entità non private» nella Nuova Alitalia, ha detto, per fermare le ambizioni del governatore del Lazio che puntava a una quota per la Regione. Inoltre, si tratterà di un controllo azionario diffuso: nessun socio avrà più del 10% del capitale. E il discorso vale anche per il partner straniero. Questo potrebbe essere Air France, che si è dimostrata più disponibile a diventare socia e con la quale si sono avuti i contatti più frequenti, anche perché è già alleata di Alitalia in Sky Team. Ma le ipotesi vedono sul tavolo anche British Airwais e Lufthansa.
Fatturato, addetti e flotta
Ma sarà soprattutto una compagnia più snella, che dovrà essere in grado di stare sul mercato e fare utili. Non si tratta comunque di una mini compagnia: dall’unione della vecchia Alitalia con l’Air One uscirà infatti un’azienda da 4,3 miliardi di ricavi complessivi, con i primi profitti attesi nel 2011.
Circa 13.500 sono gli occupati previsti (su circa 18mila della precedente gestione). Esternalizzati alcuni servizi come la manutenzione e il cargo (ma nelle trattative in corso si parla di una partecipazione al capitale). La flotta sarà più nuova (con vantaggi nell’efficienza, nella sicurezza e nei costi di carburante). Cai parte con 137 vettori, per arrivare a 158 nel 2013, di cui 60 nuovi, i circa 100 aerei lasciati a terra sono per i vecchi Md 80. L’età media della flotta passa così da 12,5 a 8,5 anni.
Tagli alle vecchie rotte
Le rotte saranno 65 in tutto, con la cancellazione di alcune delle anti economiche destinazioni intercontinentali (i dettagli non sono ancora noti, ma si parla di tagli soprattutto alle rotte asiatiche); si punterà invece su una strategia point to point, al servizio del cliente, per la quale saranno aumentati i collegamenti diretti e diminuiti quelli che devono passare per un hub centrale. Al posto di due grandi hub in concorrenza (Malpensa e Fiumicino), la compagnia di bandiera conterà su sei mini hub: Milano, Torino, Venezia, Roma, Napoli e Catania. La quota del traffico italiano sarà superiore al 50%.