Meno soldi nella pubblicità Più belle e pratiche le filiali

Gli utili crescono - oltre 8 milioni di euro, il 16 per cento in più del bilancio precedente -, la raccolta va a gonfie vele - 1 miliardo e 211 milioni, più 11,6 per cento -, e anche gli impieghi «se la passano bene»: 745 milioni, con un balzo del 10,6 per cento. Gongolano gli azionisti della Banca Passadore, protagonista di una performance nel 2006 che consente la distribuzione di un dividendo di 0,09 euro ad azione, superiore del 17 per cento rispetto a quello dello scorso esercizio (tenuto conto dell maggior numero di azioni per effetto dell’aumento di capitale del dicembre 2006). Un tesoretto anche questo, si direbbe. Ma, a differenza dell’altro tesoretto di cui si parla tanto in queste settimane, il «di più» dello storico istituto di credito genovese è il prodotto di una oculata pratica gestionale, senza nessuna acrobazia contabile. È così, del resto, per tradizione consolidata, la strategia della banca che ha sede in Piccapietra e agenzie a Genova, Imperia, La Spezia, Chiavari, Albenga, Bordighera, Novi Ligure, Milano, Torino, Alessandria e Parma (quest’ultima, aperta a novembre, ha già registrato volumi operativi di rilievo, tanto da spingere i vertici dell’istituto a considerare l’apertura di altre filiali nel Nord).
Banca genovesissima, comunque, anche nella sua riservatezza: la Passadore, anzi, ha fatto del cosiddetto - dagli uomini di marketing - «basso profilo di comunicazione» un modo di essere connaturato e consolidato nel tempo. Da qui, la scarsa propensione alla pubblicità istituzionale, alle comunicazioni alla stampa, agli annunci trionfalistici e anche un po’ sopra le righe che contraddistinguono altre realtà del mondo bancario, un tempo, neanche tanto lontano, accusato di essere una «foresta pietrificata» e oggi invece caratterizzato da annunci e rumors di stampo hollywoodiano. Ma le risorse che l’istituto guidato dal presidente Agostino Passadore, dal direttore generale Francesco Passadore e dal condirettore generale Edoardo Fantino «risparmia» per la pubblicità non fatta vengono investite in look delle filiali: gli sportelli della banca vengono unanimemente considerati fra i più curati dal punto di vista estetico, ma resta sempre il fatto che l’immagine viene considerata come una componente della funzionalità e della qualità complessiva del servizio offerto alla clientela. A Torino, la Passadore è insediata nei locali di un ristorante storico, frequentato dagli Agnelli: conservati e restaurati i particolari architettonici, è rimasta inalterata l’atmosfera elegante, austera e accogliente. Uno sguardo meno frettoloso - se consentito dalle esigenze del «travolgente quotidiano» - anche alle agenzie di Genova, da Albaro a Sestri Ponente, da Nervi a Molassana, rispecchia l’impostazione di fondo: va bene moltiplicare gli indici di produttività, remunerare l’azionista e garantire puntualmente il cliente, ma ci vuole anche quel giusto riguardo per la bellezza dell’ambiente, a vantaggio - si dovrebbe dire: per rispetto - sia di chi lavora al di qua della scrivania, sia di chi gli siede di fronte e deve trovarsi sempre a proprio agio. Senza compromessi con l’efficienza, come dimostrano anche gli altri numeri del bilancio 2006, approvato ieri dall’assemblea degli azionisti: in particolare, i dati «evidenziano significative percentuali di crescita negli aggregati patrimoniali e nei volumi operativi».
Tradotto in cifre, al di là della citata crescita di raccolta diretta, impieghi e utile (il più alto della storia della banca fondata nel 1888), significa, fra l’altro, che i titoli di terzi in deposito ammontano a 3 miliardi e 70 milioni di euro, e che il totale della raccolta raggiunge i 4 miliardi e 281 milioni. Il rapporto tra sofferenze nette e impieghi si riduce allo 0,59 per cento, una percentuale considerata fra le più basse dell’intero sistema. I dati del primo trimestre 2007, infine, «confermano il trend positivo di sviluppo dell’operatività».