Meno tasse nel 2008? Ecco perché bluffano

Il governo ha annunciato detrazioni per i redditi più bassi, ma l’operazione sarà impedita dalla ridotta crescita dell’economia. La frenata del Pil causerà un calo delle entrate di 2,5 miliardi. Dalla lotta all’evasione solo il 25% di extragettito, ma per Bankitalia la percentuale va dimezzata<br />

da Roma

Rischia di infrangersi sugli scogli della ridotta crescita economica l’intenzione (forse solo politica e propedeutica alla verifica di governo) di Palazzo Chigi di ridurre le tasse sui redditi più bassi. Sia Prodi sia Visco annunciano che il 2008 sarà l’anno di riduzione fiscale sugli stipendi, attraverso interventi sulle detrazioni fiscali, bonus e revisione delle aliquote. Il problema è che nel 2008 il Pil aumenterà dell’1%, contro una Finanziaria costruita su una crescita dell’1,5%: sul dato dell’1% concordano sia organismi interni (come il Centro studi della Confindustria) sia internazionali (come le previsioni della Commissione europea). Questo scenario, da solo, produrrà il prossimo anno un calo del gettito tributario di quasi 2,5 miliardi di euro. A fronte di questo calo di gettito sarà già difficile rispettare i saldi di finanza pubblica; appesantirli con sconti fiscali, innescati da nuovi sistemi di detrazione familiare, diventa quasi impossibile, se si vogliono rispettare gli impegni con Bruxelles. Silvio Sircana, portavoce del governo, sostiene che l’operazione «meno tasse sui salari» sarà finanziata dal recupero dell’evasione fiscale. Il ministero dell’Economia, lato Finanze, precisa però che ogni previsione di stima dell’« extragettito per il 2007 e del relativo trascinamento aggiuntivo sul 2008 sono ipotesi destituite di fondamento ». In altre parole, alle Finanze gettano acqua sul fuoco dell’entusiasmo del maggior gettito da lotta all’evasione. E per due ragioni. La prima. Con un Pil in frenata difficilmente si potrà formare extragettito. Di fronte hanno la tabella che mostra come il 65% delle maggiori entrate del 2007 è stato determinato proprio dall’andamento del Pil. Ne consegue che se l’allargamento della base imponibile darà qualcosa in più all’Erario, questo «qualcosa in più» servirà per compensare il calo di entrate (2,5 miliardi) determinato dalla flessione della crescita. La seconda. Alle Finanze sanno bene che quest’anno il gettito aggiuntivo determinato dalla lotta all’evasione è stato il25%del totale. Ma sanno altrettanto bene che la cifra potrebbe essere stata gonfiata da fattori occasionali. La Banca d’Italia infatti ritiene che il gettito determinato da lotta all’evasione sia solo il 12% delle maggiori entrate non previste. Insomma, difficilmente i proventi legati alla lotta all’evasione potranno finanziare gli sconti fiscali per i lavoratori dipendenti; soprattutto con un Pil in calo. Non a caso, il comma della Finanziaria che lo prevede precisa pure come le maggiori risorse debbano anche essere destinate alla riduzione del deficit. Una clausola necessaria non solo a rispettare il patto di Stabilità,ma utile a compensare eventuali cali di entrate con conseguente appesantimento del deficit. In altre parole, difficilmente il governo avrà a disposizione le risorse necessarie a finanziare ciò che - forse per recuperare consenso - annuncia oggi.