MENO TASSE PER TOTTI

Da Lenin a Totti: Walter Veltroni sceglie di farsi lanciare sulla fascia sinistra dal capitano della Roma. Assist da fuoriclasse, non c'è che dire. E d'altra parte che deve fare il candidato Pd? È cresciuto credendo nel comunismo, ma ora pensa in grande: addio palle, è l'ora del pallone.
Non sembrandogli abbastanza Totti, Veltroni ha poi voluto accanto a sé, all'inizio della campagna elettorale, anche altri nomi della nuova sinistra: Fiorella Mannoia e Max Pezzali, (quello che canta «qualità non quantità, come fosse un'isola, perché il mondo stritola, ferma il gioco, TimeOut»). Poi c'erano anche i giocatori della Virtus Lottomatica e della M Roma Volley. Mancava solo la squadra di tamburello, quella di frisbee, e poi Little Tony e Toto Cutugno, che hanno preferito Sanremo.
Ma quest'isola dei famosi in cui Veltroni si rifugia è un indicatore preciso di una sinistra che ha un solo obiettivo: dimenticare le proprie radici. In queste ore a Cuba si sta celebrando il definitivo addio a Fidel Castro: un altro mito sconfitto dalla storia. Dopo Lenin (i cui discorsi il giovane Walter citava con trasporto negli anni Settanta), dopo Marx, Mao, Ho-chi-min, che resta ancora da seppellire di quell'esperienza fallimentare? E così la sinistra si trova il Pantheon vuoto. O meglio pieno di volti impresentabili. Che fare, dunque? Piuttosto che Stalin, sempre meglio Max Pezzali, per quanti danni possano fare le sue canzoni.
Ma c’è un effetto secondario: dimenticando le proprie radici, infatti, la sinistra all'improvviso si scopre totalmente berlusconiana. Nei modi, nei temi, negli slogan. Veltroni ha copiato come un cinese tutte le scelte del Cavaliere, dai colori del simbolo all'uso del tricolore e dell'inno d'Italia. Trasforma le sue uscite in reality show, punta sul suo volto, usa i temi fiscali e le grandi opere come punti di forza del programma, lancia donne giovani e si fa lanciare da personaggi famosi. La sinistra sta mettendo in atto come può tutto quello che per anni ha criticato del berlusconismo. Ricordate quando fu lanciato lo slogan «meno tasse per tutti»? Ebbene ci fu subito chi rise storpiando lo slogan in «meno tasse per Totti». Allora sembrava una battuta. Ma solo perché non si era ancora vista la campagna elettorale di Veltroni.