Le mense riportano Tursi in tribunale

Diego Pistacchi

Il Comune fa un bando per le mense scolastiche e finisce subito in tribunale. Non è ancora neppure conclusa l’indagine preliminare sulle presunte tangenti legate all’appalto della ristorazione che ha portato agli arresti e alla successiva scarcerazione di noti manager di Tursi e dell’ospedale Galliera e già una nuova battaglia legale coinvolge l’amministrazione. Un fatto nuovo anche rispetto alla questione delle merendine «eque e solidali» che avevano di fatto escluso le società genovesi dall’appalto per i distributori automatici degli uffici comunali. Un nuovo filone che conferma come il settore non sia certo tra i più fortunati per Giuseppe Pericu.
Proprio lui, come sindaco pro tempore, viene chiamato in causa dalla società Camst di Bologna, che chiede al Tar di buttare all’aria il contratto stipulato dal Comune per l’«affidamento del servizio di ristorazione scolastica e sociale e dell’azienda pubblica di servizi alla persona Emanuele Brignole». Un contratto di tre anni, che inizierà proprio il primo settembre 2005. Il motivo? Le condizioni poste da Tursi ai partecipanti finivano per privilegiare una società e tenere fuori le altre. Questo almeno secondo il contenuto del ricorso già depositato al Tar ligure.
Tra i sospetti della Camst ci sono proprio i tempi troppo rapidi del bando di gara. L’offerta è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 5 aprile e già, secondo le condizioni imposte dal Comune, il termine ultimo per la presentazione delle offerte era il mezzogiorno del 19 maggio. Cioè quarantaquattro giorni dopo, laddove la legge ne impone almeno cinquantadue. Una differenza che, secondo il ricorso, è già di per sé sufficiente a dimostrare che l’amministrazione comunale genovese ha fatto le cose senza rispettare le regole. Non solo. Il bando è relativo alla gestione della ristorazione e prevede che la ditta vincitrice debba avere i locali dove allestire una cucina, mettere su gli impianti e dotarsi di tutto quello che serve per far funzionare il centro di «produzione pasti» o di «distribuzione delle derrate». Giustamente il Comune ha inserito nel bando una condizione per garantire la qualità delle cucine: le società che partecipano alla gara devono consentire un sopralluogo ai funzionari incaricati da Tursi per verificare che tutto sia in regola. E soprattutto devono produrre una serie di certificati di qualità, autorizzazioni sanitarie, nulla osta.
Tutti documenti che, sostiene la Camst, non vengono rilasciati in tempi brevi. I termini di scadenza del bando restano però strettissimi, di fatto «finendo per privilegiare illegittimamente gli attuali gestori (ossia gli unici ad avere materialmente la disponibilità dei centri e dei relativi permessi)». Il ricorso al Tar lo dice chiaramente: le condizioni scelte dal Comune «fanno sì che, di fatto, solamente l’impresa che gestisce il servizio possa partecipare alla gara». E questo rappresenta «eccesso di potere e violazione della par condicio tra le ditte partecipanti alla procedura di gara». Un nuovo caso che esplode ancora una volta nel settore degli appalti «alimentari» dell’amministrazione. E che ha subito messo in allerta Giuseppe Pericu. Il sindaco ha infatti immediatamente (il deposito del ricorso è del 10 maggio scorso) proposto nella riunione di giunta del 19 maggio, di autorizzare un controricorso al Tar per fermare le mosse della ditta bolognese.
Un braccio di ferro appena iniziato, ma che ha già sollevato non poche perplessità. Il primo a sottolinearle è Giuseppe Murolo, consigliere comunale di Alleanza nazionale. «Le considerazioni delle società costrette a rinunciare alla gara mi sembrano assolutamente legittime e fondate - interviene il rappresentante dell’opposizione -. E si aggiungono all’inchiesta in corso per la gestione del servizio mense e alla polemica sulle concessioni ai centri commerciali Coop nella quale il Consiglio di Stato ha dimostrato il torto dell’amministrazione Pericu nel negare autorizzazioni ad altri soggetti concorrenti come Carrefour. Questi sono solo due esempi recentissimi, ma mi sembra che la maggioranza debba dare qualche spiegazione. E la chiederò in aula, chiamando a rispondere il sindaco e la giunta».