Mentana: dove nel 1867 fu sconfitto Garibaldi ai nostri giorni «vince» la lottizzazione edilizia

Pierangelo Maurizio

E alla fine le gesta dell’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, saranno sepolte da una colata di cemento. A Mentana, comune della provincia di Roma a venti chilometri dal Campidoglio, la piana che vide l’eroica battaglia tra garibaldini da una parte e soldati pontifici e zuavi francesi dall’altra il 3 novembre 1867 sta per lasciare spazio a una lottizzazione. Fu l’ultima battaglia del comandante, nel tentativo fallito di arrivare a Roma e la sconfitta segnò lo scioglimento delle «camicie rosse». Adesso là dove per ore si susseguirono serrate cariche e contrattacchi spunteranno villini come funghi. Lo prevede la nuova variante al piano regolatore. «Una proposta indecente» la definisce Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra. Ai primi di agosto ha anche scritto una lettera al ministro ai Beni Culturali, Francesco Rutelli, suo ex compagno ai tempi della comune militanza tra i Verdi, per chiederne l’immediato intervento e fermare questo scempio. Riposte: zero.
Insomma il cemento batte il Risorgimento 1-0. E pensare che neppure due mesi fa per i Mondiali tutti ci siamo rotolati nel Tricolore e la ministra Giovanna Melandri ha intonato l’Inno di Mameli fino a rimanere senza voce. Ma ora tutti fanno spallucce. Gli unici a protestare sono Italia Nostra e il Movimento civico di Mentana (un consigliere al Comune). Hanno scritto ai massimi livelli istituzionali, dal presidente della giunta regionale, Piero Marrazzo, a quelli di Camera e Senato, fino al Capo dello Stato. Niente.
La «piana della battaglia» è di circa un ettaro e mezzo con i due casolari, Vigna Santucci e il Conventino, che furono rispettivamente le roccheforti di garibaldini e pontifici. La variante del piano regolatore prevede l’edificazione per più di metà dell’area. «Accanto al Conventino è previsto perfino un parcheggio» dicono a Italia Nostra: «Le costruzioni e la viabilità taglierebbero in due il pendio della battaglia». Ancora più duro Giulio Pioli, rappresentante del Movimento civico di Mentana: «Sarà definitivamente distrutta la continuità tra i due edifici storici, capisaldi della battaglia. Stiamo calpestando la nostra storia».
«Ho sollecitato l’intervento del ministro Rutelli» spiega Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra: «Con l’Istituto nazionale per la storia del Risorgimento chiediamo di promuovere una specifica tutela paesaggistica per l’area di Vigna Santucci, già inutilmente proposta in passato». Già, perché può sembrare incredibile ma nel Paese dei mille lacci e laccioli sulla «piana della battaglia» in 150 anni non è stato posto alcun vincolo. Qualche anno fa, per prevenire lo scempio che ora si profila, l’associazione francese degli zuavi s’era offerta di comprare a proprie spese il Conventino. A Mentana Garibaldi arrivò guidando la «campagna romana» al grido: «O Roma, o morte». Ma il condottiero, che aveva tenuto testa a tutti gli eserciti del mondo, in realtà fu battuto dalla colonna dei pontifici, forte di 2.900 uomini, cui i 2.000 francesi del generale Polhes si limitarono a dare una mano. Lasciato fuggire, Garibaldi conobbe anche l’onta dell’arresto a Figline Valdarno. Certo che mai avrebbe potuto immaginare che, da morto, sarebbe stato sconfitto dal calcestruzzo. Che questa volta debba aspettarsi la salvezza dagli zuavi francesi (o dal Papa)?
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