Mentana: «Vespa? Lo rispetto ma io sarò diverso»

Laura Rio

Stasera, ore 23.15 parte Matrix. Mentana, lei è atteso al varco: sul suo programma c’è un’attenzione spasmodica, quasi come per Serie A di Bonolis...
«Io sono tranquillo. Spero di non essere giudicato da malintenzionati».
Ha promesso un’informazione disinibita, non rituale. Significa che gli altri programmi tv non la fanno?
«Ho solo detto come voglio che sia il mio Matrix. Non sono l’arbitro, non mi permetto di sanzionare. Faccio un programma diretto in diretta che parla chiaro e senza orpelli per andare al nodo dei problemi».
È più in fibrillazione ora o quando varò il Tg5?
«Tredici anni fa c’era un’informazione molto più ingessata: è stato facile fare un prodotto di rottura degli schemi. Oggi avere un faccia a faccia Occhetto-Berlusconi sarebbe nella norma, allora no. Ho molti concorrenti: Vespa, Masotti, Lerner, Floris, Annunziata. Rispetto tutti. E spero torni anche chi è rimasto fuori (Santoro e Biagi). Così il pubblico può scegliere».
Matrix (in onda lunedì, mercoledì, venerdì) copre un vuoto di Canale 5...
«Da quando Costanzo è andato via, ci sono state carenze. Ora arrivo io, ma non sono Gesù Bambino..»
Lei dice: non sono l’anti-Vespa. Ma aggiunge: «Sarò irriverente. E da me non ci saranno ragazze scosciate»...
«Non è colpa mia se lui le mette in studio. Mi sembra quasi scontato dire che fare vedere un paio di tette in una trasmissione di informazione non sia una buona cosa».
Dunque, Vespa è ossequioso con i politici?
«Bruno è un signore che ha trovato un suo spazio e che va rispettato: la sua è la trasmissione di riferimento della seconda serata».
Lui replica anticipando la partenza di Porta a porta: prevista per il 20 settembre, comincia lunedì prossimo...
«A ruoli invertiti lo avrei fatto anch’io. Apprezzo lo spirito competitivo».
Come sarà questo linguaggio stile Iene? A mitraglia come parla lei?
«Sì. In seconda serata ci vuole ritmo, altrimenti lo spettatore va a dormire. Un esempio: non mi dilungherei mezz’ora sulle immagini della tragedia di New Orleans».
Matrix è un omaggio a Mixer...
«Un gioco di assonanze: il programma di Minoli è stato un esempio per tutti».
Come si fa a non subire pressioni facendo un programma nella televisione di proprietà del candidato premier?
«È la quarta volta che mi trovo Berlusconi candidato premier. Semplicemente si fa come se questo candidato non avesse nulla a che fare con l’azienda in cui lavori. Mediaset mi ha lasciato fare così per 13 anni e mi ha dato anche questa volta carta bianca».
Ha detto che essere stato rimosso dal Tg5 è prova della sua indipendenza... Non ha pensato in quel momento di andarsene?
«Mi sono posto il problema, ma tra tutte le varieº offerte che ho ricevuto, compresa la direzione di giornali, mi è sembrata migliore quella di Mediaset: non mi piace prendere il posto di qualcun altro. Il Tg5 l’ho fondato io e così pure Matrix».
Vorrebbe avere un confronto Berlusconi-Prodi a tre giorni dalle elezioni. Sarà una lotta all’ultimo sangue con Vespa...
«A parte che potrebbe andare in onda anche altrove, comunque se non dovessi spuntarla io, non mi straccerò le vesti».
E se Berlusconi le chiedesse di venire da solo?
«Vediamo quando e se succederà... ».
In questi mesi lontano dalla Tv si è un po’ immalinconito?
«No assolutamente, non è nel mio carattere. Ho avuto tempo di ricaricare le pile e di prepararmi per questa nuova sfida. Altre persone sanno che cosa è la vera disoccupazione... ».
Quando stava al Tg5 l’accusavano di fare tanta cronaca e poca politica, in sostanza di «paraculaggine». La offendeva questa critica?
«Sì, perché è la gente che non ne può più delle chiacchiere politiche nei tg».
Ha detto che non userà il bilancino nell’invitare gli esponenti politici... ma non dovrà tener conto della par condicio in campagna elettorale?
«L’equilibrio lo do io. Non è necessario pareggiare i politici... Se poi le regole ce lo imporranno le rispetteremo».
Diritti sportivi, Bonolis a Mediaset: si parla di complotti anti-Rai. Che pensa della nostra tv?
«È un momento di massima incertezza dovuto all’attesa delle prossime elezioni. Siamo nelle more delle legge Gasparri che forse è già superata dai nuovi equilibri di sistema. È una situazione di incertezza che riguarda tutto il Paese».
Se vincesse il centrosinistra, accetterebbe di dirigere il Tg1?
«Già in passato mi fu fatta questa offerta. Come ho già detto non mi piace prendere il posto di un altro. E poi non è detto che io piaccia più alla sinistra che alla destra».
Per chi voterà a maggio?
«Non ho votato in tutte le ultime elezioni. Ho ancora il numero dell’Espresso del 10 maggio 2001 con la mia faccia in copertina e sopra il titolo “L’astensionista”».
Quindi non voterà?
«Ci risentiamo a maggio 2006. Chi vuole il mio voto questa volta mi deve proprio convincere».