La mente, il braccio e due «svizzeri» misteriosi

Spinelli al fianco del numero uno dagli anni ’90; Boni il punto di riferimento operativo. I gestori del fondo alle Cayman

da Milano

Il tesoriere, il braccio operativo, i due fiduciari svizzeri. Silvano Spinelli, Gianfranco Boni, Massimo Conti e Paolo Marmont, destinatari insieme con Gianpiero Fiorani, dei provvedimenti di arresto emessi ieri, sono tra gli uomini più vicini all’ex numero uno di Bpi, parte di quella cerchia ristretta di persone ora accusata di aver creato con l’ex numero uno della Lodi una «banca nella banca».
Il più vicino a Fiorani è Spinelli. Il loro rapporto risale all’inizio degli anni 90, quando il giovane e ambizioso Fiorani sta raggiungendo i vertici dell’istituto di credito lodigiano. Al momento del battesimo del fuoco in prima linea, nel 1995, quando viene nominato ai vertici di una controllata, la Banca mercantile italiana, Fiorani vuole al suo fianco l’esperto Spinelli. Nel 1997 Fiorani torna alla capo gruppo di cui diventerà presto il numero uno. Spinelli, andrà invece in pensione, continuando a lavorare da consulente per la Lodi. Il suo ruolo di fiduciario non verrà mai meno. È lui, secondo gli accertamenti compiuti dagli inquirenti, a detenere il 50% delle partecipazioni in Liberty, la società alla quale fa capo la villa di Cap San Martin sulla Costa Azzurra comprata per 3 milioni di euro nell'aprile 2003. Secondo le indiscrezioni lo stesso Fiorani, nel confronto con i magistrati, ha ammesso di esserne il vero proprietario.
Un altro capitolo nel rapporto tra i due è legato alle operazioni di Bpl Suisse, l’ex Adamas, utilizzata secondo la ricostruzione degli accusatori, come strumento per operazioni finanziarie spericolate. Secondo l'ex dirigente di Bpl Suisse Egidio Menclossi, (il supertestimone dell'inchiesta), Spinelli, anch’egli dirigente dell’istituto di credito elvetico «è da anni impiegato da Fiorani per operazioni di carattere riservato per conto di alcuni importanti clienti».
Molto più giovane di Spinelli è Boni, lodigiano, classe 1958, fino a qualche mese fa direttore finanziario della Bpi. In base a quanto è possibile ricostruire dalle intercettazioni rese note, Boni era il vero e proprio punto di riferimento di Fiorani per quanto riguarda l’operatività della banca, nessun aspetto (anche quelli più delicati) escluso. Si era visto anch'egli raggiungere, nell'agosto scorso, dall’interdizione firmata dal gip Clementina Forleo. E come Fiorani, non si era presentato dinanzi al magistrato. Dopo il rinnovo dei vertici, il nuovo cda ha avviato contro di lui, come per Fiorani, un'azione legale.
Fabio Massimo Conti e Paolo Marmont erano invece i gestori del fondo Victoria & Eagle, uno dei principali azionisti della ex Banca popolare di Lodi, controllato dalla Bipielle bank Suisse e domiciliato alle isole Cayman. Il ruolo di Victoria è ancora oscuro. Non è ancora chiaro, per dirne una, se il fondo abbia sottoscritto l'aumento di capitale da 1,5 miliardi varato da Bpi nell'ambito del tentativo di scalata ad Antonveneta. Altrettanto misteriosi sono i motivi che hanno spinto, presumibilmente Fiorani e gli uomini a lui più vicini, a accumulare nei forzieri delle isole Cayman una quota così elevata di azioni della ex Popolare di Lodi.
Con Conti e Marmont è indagato a piede libero per concorso, tra gli altri, anche l'imprenditore agricolo Giuseppe Besozzi. Socio storico della Lodi, Besozzi era il punto di riferimento di quei 12 imprenditori agricoli che avevano ricevuto finanziamenti per oltre 290 milioni di euro dalla ex Lodi per acquistare azioni Antonveneta rivendendole poi alla stessa banca con lucrose plusvalenze.