LA MENTE E IL BRACCIO PER UN’ALTRA CASA

Come tutti gli uomini che hanno carattere, a tratti, Claudio Scajola ha un caratteraccio. E ci sono elementi, che spesso prescindono da lui, che non lo aiutano: ad esempio, una certa tendenza al culto della personalità nei suoi confronti. Ricordo un parlamentare - anche di una certa età e con una sua storia personale importante e dignitosa - che un giorno, durante un incontro pubblico, disse: «Perchè tu sei migliore di tutti noi!». Al povero Claudio, assolutamente incolpevole, non restò che dissimulare l’imbarazzo e cambiare argomento. E anche sui giornali talvolta escono interviste in cui la domanda più difficile è: «C’è altro, presidente?». Ma, anche in questo caso, non si può certo imputare al presidente del Copaco la qualità dell’intervistatore.
Un’altra cosa che non aiuta il leader azzurro in Liguria è lo «scajolismo» senza Scajola, cioè un certo atteggiamento di alcuni che si autodefiniscono suoi seguaci e che gli attribuiscono posizioni e scelte di cui spesso il diretto interessato non sa assolutamente nulla. Ma anche qui, l’ex ministro è vittima, non colpevole. O, al massimo, gli si può imputare il peccato di omessa vigilanza continua.
Poi, oltre alla caricatura di Scajola che nasce da queste cose, c’è Scajola. Nel senso di quello vero, quello non filtrato da terzi. Ed è senza dubbio l’animale politico più sottile e capace nel maneggiare la politica, per l’appunto, di tutta la Liguria. Da organizzatore, affiancando e dando gambe alle intuizioni di Berlusconi, ha portato Forza Italia ad essere il primo partito. Agli Interni ha pagato l’inesperienza di governo. É stato un ottimo ministro delle Attività produttive e oggi guida il comitato di controllo sui servizi segreti con un’attenzione bipartisan riconosciuta anche dagli avversari.
Poi, Scajola è il numero uno del centrodestra ligure. E gli va dato atto - senza se e senza ma - che la Liguria è l’unica regione dove la Casa delle libertà è unita e coesa da Ventimiglia a Ortonovo e presenta dappertutto un solo candidato sindaco. Situazione che dovrebbe essere normale, ma che invece è purtroppo l’eccezione, come ha denunciato domenica Maurizio Belpietro. E che, nelle scorse tornate elettorali, è stata purtroppo la regola in Liguria: Rapallo, Albenga e Chiavari sono ferite che ancora sanguinano.
Quindi, tanto di cappello a Scajola che di questa operazione (e anche dell’ottimo recupero di Alberto Gagliardi come capolista in Comune e della vera pace con Sandro Biasotti) è stato il dominus e la mente. E bravo anche a Michele Scandroglio che, pur con tutte le sue ruvidità, ne è stato il braccio. Credetemi, non era facile. Ma Michele è così: la vera traduzione operativa di Scajola. Lui sì.