Mentone, il sindaco agli italiani: «Se vincete, non provocateci»

(...) dal megaschermo installato sul porto di Mentone, proprio vicino alla linea di confine che separa Italia e Francia, e che gli italiani sottolineassero con applausi l’alto tasso tecnico delle giocate di Zidane ed i francesi la maggior freschezza, il maggior dinamismo e la maggiore coralità della manovra degli azzurri di Lippi. Sarebbe un bel modo di sentirci tutti fratelli sotto le insegne dell’Unione Europea. Sarebbe poi bello se, a fine tenzone, ci si limitasse a scambiare solamente lazzi e facezie varie. Sarebbe bello se i criminali, quelli che approfittano di una partita di calcio per spargere il terrore, venissero prima isolati e poi espulsi dalla massa della folla come corpi estranei.
Sarebbe... ma forse non è. Ecco allora susseguirsi in prefettura, ad Imperia come a Nizza Marittima, vertici tra gli ufficiali delle forze dell’ordine volti a garantire domenica la massima tranquillità possibile. La situazione dell’ordine pubblico, ci dicono, è sotto controllo; ma è meglio evitare provocazioni inutili, anche se solo classificabili come goliardie. Bisogna riconoscere che sinora il pubblico italiano ha risposto con maggior maturità rispetto a quello transalpino alla splendida cavalcata degli undici della propria nazionale. Le manifestazioni di giubilo raramente sono trascese; non così in Francia dove ci sono stati anche morti e feriti. Un grave episodio nei giorni scorsi proprio nel mentonnese, a Cap d’Ail. Qui un impiegato delle poste, esasperato dai festeggiamenti di francesi e portoghesi (la Costa Azzurra ospita molti immigrati lusitani venuti qui per lavorare negli alberghi), che celebravano l’accesso alle semifinali delle rispettive squadre, ha imbracciato un fucile e ha fatto fuoco sulla folla riducendo in fin di vita un portoghese, prima di essere abbattuto da una pattuglia di gendarmi prontamente intervenuti.