Mentre Eluana moriva i guru della sinistra preparavano i girotondi

Abbiamo vissuto ore drammatiche. Ma non perché Eluana Englaro stava morendo e i suoi genitori chissà che cosa stavano passando. Non perché si dibatteva di vita e di morte. Chi se ne frega di tutte queste cose. Abbiamo vissuto ore drammatiche per la Costituzione italiana: questo ci ha detto in questi giorni l'Unità. E se fosse solo l'Unità, pazienza: il fatto è che il giornale degli ex comunisti ha trascinato gran parte della nostra intellighenzia, la quale quando c’è da allinearsi al politicamente corretto non sbaglia mai un colpo.
Così oggi a Roma e a Milano era in programma (ma il buon gusto ha imposto di sospenderla) una grande manifestazione organizzata dall'Unità, appunto, per salvare la Costituzione. Aderiscono, tra i molti, Furio Colombo, Umberto Eco, Pietro Ingrao, Umberto Veronesi, Andrea Camilleri, Rita Levi Montalcini, gli immancabili Dario Fo e Franca Rame, Antonio Tabucchi, Margherita Hack, Gino Strada, Paolo e Vittorio Taviani, Cesare Romiti, Sergio Staino, Marco Bellocchio, Ennio Morricone, Federico Orlando, Dacia Maraini, Corrado Augias, Paolo Flores d'Arcais, Ugo Gregoretti, e così via. Parecchi di costoro, oggi schierati in difesa della legalità, sono gli stessi che nell'ottobre del 1971 firmarono una lettera aperta al procuratore di Torino impegnandosi a «combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato»: Umberto Eco, tanto per dirne uno. E firmarono pure il manifesto pubblicato dall'Espresso in cui, in barba a qualsiasi sentenza, si dava del «commissario torturatore» e del «responsabile della fine di Pinelli» al commissario Luigi Calabresi: Paolo e Vittorio Taviani, Marco Bellocchio, Ugo Gregoretti, Margherita Hack, Dacia Maraini e Furio Colombo, tanto per dirne qualcun altro. Allora non andavano tanto per il sottile sul rispetto della Carta. Ma non è un problema: solo i cretini non cambiano idea.
Ha firmato anche Roberto Benigni, e ci dispiace, speravamo che la Divina Commedia l'avesse indotto a volare un po' più alto. Ha firmato anche l'ex democristiano (ammesso che un democristiano possa essere ex) Bruno Tabacci, e qui siamo alla barzelletta, perché lo stesso Tabacci sulla stessa Unità di ieri, a pagina 8, dove aver detto che «Berlusconi è come Putin e sta usando Eluana» ha precisato che avrebbe votato il disegno di legge che Berlusconi avrebbe presentato per salvare Eluana. Quando si dice la coerenza. L'Unità pubblica tutti i nomi di questi «manifestanti per la Costituzione» in prima pagina e - lo facciamo presente giusto per inciso - li pubblica subito sotto una citazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, ben evidenziata nella consueta striscia rossa. La citazione è questa: «L'interruzione di procedure mediche sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Le decisioni vanno prese dal paziente o da coloro che ne hanno legalmente il diritto» (articolo 2278). Convincente, no? L'Unità ci dice che perfino la Chiesa avrebbe dovuto essere d'accordo nel far morire Eluana, visto che non c'è in materia fonte più autorevole e definitiva del Catechismo. Che cosa vuole dunque Berlusconi, saperne più del Catechismo?
Davvero convincente. Peccato, ma guarda un po', che la citazione sia un tarocco. Una pacchiana contraffazione del testo. Dall'articolo 2278 del Catechismo i sacri custodi della Costituzione hanno fatto sparire, senza neppure mettere i punti di sospensione, alcune parole che cambiano, e non di poco, il senso. Questo è il vero articolo 2278 (mettiamo in corsivo le parole omesse dall'Unità): «L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima». E via di seguito come ha riportato l'Unità. Ci vuol poco per capire che l'alimentazione di Eluana non c'entra nulla con le procedure «onerose, pericolose, straordinarie». Comunque, per chiarirsi ogni dubbio basterebbe leggere l'articolo seguente, il 2279, che così comincia: «Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute a una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte». Anche qui, è evidente che tra le cure «d'ordinario» rientra la somministrazione di acqua e cibo.
Ma non è questione di tirare la Chiesa per la giacca. Che sul caso di Eluana ci possano essere - legittimamente e più che comprensibilmente - punti di vista diversi, non c'è dubbio. Noi del Giornale abbiamo preso una posizione contro la morte cui Eluana stava andando incontro; ma anche le distanze da chi dà dell'assassino al padre o ai medici di Udine. Rispettiamo dunque chi non la pensa come noi. E non avremmo avuto nulla da eccepire se oggi a Roma e a Milano si fosse andati in piazza per sostenere la volontà di Beppino Englaro. Invece no, la persona Eluana scompare, e anche suo padre e sua madre scompaiono, così come scompare la questione della vita e della morte: scompare tutto per far posto alla politica. Non ci si angoscia per la fine di una povera donna in coma da 17 anni; ci si arrovella sul pericolo di una modifica della Costituzione.
È curioso, poi, che coloro che considerano la Costituzione come un testo talmente sacro da essere immodificabile per l'eternità, contestano alla Chiesa di «non aggiornarsi». Sempre sull'Unità di ieri, a pagina 3, è riportata con grande evidenza grafica una frase del teologo Hans Kung: «Il Papa dovrebbe imparare da Obama. Negli Stati Uniti c'è ora un cambiamento di cui anche la Chiesa cattolica ha bisogno perché non possiamo andare avanti così». Insomma la Chiesa deve cambiare, ma la Costituzione deve restare così com'è fino alla fine dei tempi. Sia chiara una cosa: nessuno si azzardi a dire che stiamo mancando di rispetto alla Costituzione. Il fatto è che in questo momento in cui si parla di vita o di morte, e oggi purtroppo solo di morte, chi la butta tutto sullo «scontro istituzionale» si rivela piccolo piccolo, ma proprio piccolo piccolo.