Mentre il partito sceglie il suo vice, Veltroni va a farsi una passeggiata

Per il leader dimissionario un sabato di relax e sorrisi per le vie di
Roma Soddisfatto per l’incoronazione di Franceschini: «È l’uomo giusto
per noi»

Roma Il riposo del guerriero. Sconfitto, che si è arreso volendo, già ex a tutti gli effetti. Ma non si può non riconoscere a Walter Veltroni l’onore delle armi. E insieme all’onore, anche il diritto al meritato riposo, mentre il suo partito sta rinchiuso in un padiglione spettrale tra il Raccordo anulare e il mare, a contorcersi cercando una via d’uscita dal proprio ombelico. Lui ha mantenuto la promessa, non è andato laggiù per la folla del parlamentone democrat. È fuori tanto dall’estasi quanto dal tormento, dice. Tant’è che ieri s’è alzato tardi, dopo una notte di sonno ristoratore, dice. Come non gli capitava di riposare da mesi, dice. E alle 11 meno un quarto, Uòlter è uscito di casa, per una passeggiata con la moglie.
Un weekend di paura? Non per lui, dice. Quando s’è affacciato sul portone di casa e ha visto le telecamere pronte ad inquadrarlo ha fatto la faccia sorpresa, come chi, ormai all’aratro del lontano campicello, non aspettasse l’attenzione dalle cronache. Cincinnato Veltroni ha però sorriso amabilmente, e con altrettanto amabile fermezza ha rifiutato il microfono. Lo aveva promesso, di non fare alcuna dichiarazione sino al consummatum est dell’Assemblea nazionale. Così ha sorriso al sole tiepido che ha finalmente disciolto il gelo promettendo la primavera, s’è stretto alla moglie Flavia anch’essa sorridente, e ha affrontato Roma come un cittadino qualunque. Senza cappotto, giacca blu e pantaloni beige, camicia americana coi bottoncini, senza cravatta. Flavia è più prudente, indossa un giaccone. E per la prima volta, non c’era la scorta ad aspettarlo.
I due si sono avviati per via Savoia, bella coi sampietrini in ordine perfetto e tranquilla senza i rumorosi e asfissianti autobus urbani – la bonifica se l’è fatta fare lui, quando al Campidoglio c’erano loro – e sempre a piedi, camminando tranquilli, hanno raggiunto Villa Borghese. Una passeggiata, da piazza Fiume. Ogni tanto, ma senza particolare frenesia, lo si vedeva avvicinare il telefonino all’orecchio. All’ora di pranzo i Veltroni erano ancora a Villa Borghese. Si son fermati a mangiare alla Casa del cinema, che proprio lui ha fatto intitolare a Marcello Mastroianni. Un sabato mattina di serenità e soddisfazione, si direbbe. Come dopo la tempesta.
Perché fosse soddisfatto, è facile immaginarlo. Prima di uscire aveva seguito in tv i lavori dell’assemblea Pd; anche da Villa Borghese s’era tenuto in contatto coi suoi, Verini e Coldagelli lo informavano, ed ormai era chiaro che i «primaristi» sarebbero usciti pesantemente sconfitti. «Mi ha chiesto quale fosse il clima qui», raccontava alla Fiera di Roma Walter Verini, «e gli ho risposto che c’era ottimismo e che il discorso di Dario è stato quello di un amico leale e di un politico responsabile. Nel segno della continuità». Contenti loro... Ma se era la «continuità» che volevano, perché Veltroni s’è dimesso? Il mistero non lo ha svelato nemmeno lui in questo sabato italiano, perché tornato a casa nel pomeriggio ha atteso l’incoronazione bulgara di Franceschini e ha fatto diffondere una nota proclamando che «Dario è la persona giusta per guidare il Pd». In vena di confessioni, racconta: «La prima persona alla quale parlai delle mie dimissioni è stato Dario Franceschini. Gli dissi in quell’occasione che avrei voluto fosse lui a guidare il Partito democratico verso le elezioni e il congresso. Come ho detto nel mio discorso di saluto, Dario è un uomo politico leale, forte e che crede in questo progetto del Partito democratico come un soggetto nuovo che sia perno del riformismo italiano. Questa era l’ispirazione del Pd nell’atto di nascita del partito al Lingotto, nelle primarie e anche nella campagna elettorale». Non c’era alla Fiera, ma ha sentito tutto, se la nota così chiude: «Le parole di Dario sono per me la conferma di questo giudizio: Dario è la persona giusta per guidare il partito verso le nuove sfide che penso potranno vedere per il Pd quei successi che merita. A lui voglio dare un abbraccio e rivolgere il più caloroso e affettuoso augurio di buon lavoro».
Più tardi è andato a trovarlo a casa Franceschini. E a sera, Uòlter è finalmente andato al cinema, ormai la sua prima passione. Che pellicola ha visto? Americana, dice. Con Brad Pitt, pare: la storia di un uomo che nasce vecchio e muore giovane.