«Mentre Prodi ci addormenta Qui si addensa la tormenta» La sinistra nei versi di Sircana

Il portavoce del governo dell’Ulivo durante le riunioni scriveva strofe ironiche sulla maggioranza e sui suoi protagonisti, dai «senatori traditori» a «Mastella, gli si spenga la favella»

Roma - Due anni di tormento. Due anni di governo Prodi sempre in bilico. Cade, non cade, sta in piedi con la colla. Due anni di zuffe, dentro un centrosinistra che di Unione spesso ha solo il nome. Tutti contro tutti. Una tragedia, verrebbe da dire. Ma in realtà, qualcuno, a palazzo Chigi, in silenzio se la ride pure. E seduto magari in un angolo, mentre in stanza la sinistra radicale sbraita sul tesoretto. Di Pietro quasi si incatena per dire no all’indulto, Mastella chiede solidarietà o manda tutti gambe all’aria, c’è chi si tappa le orecchie. E crea la rima. C’è chi prende in mano l’amato BlackBerry e compone il sonetto della giornata. Per descrivere la bega quotidiana, con un’ironia che lascia senza parole.

Adora la chitarra e canta, ma non è di certo un comico. E ciò che più conta, non è un infiltrato del Cavaliere. È Silvio Sircana. Già, proprio lui, il portavoce del governo che fu. Colui che per due anni si deve arrabattare come può, ogni fine riunione, per limitare i danni con i giornalisti. E dimenticare in fretta ciò che ha appena scritto e inviato, via sms, a pochi e fidati intimi, per raccontare all’esterno una storia diversa. D’altronde, è il suo mestiere.

Ma a leggere il «salmo della XV Legislatura», creato ad arte nel maggio del 2006, a governo appena insediato, si ride di gusto. E grazie a qualche sbadato amico, pronto a trascrivere su carta e conservare i contenuti dei suoi messaggi, lasciando però tracce qua e là, adesso tutti possiamo rispondere in coro all’ipotetico officiante, creato dalla fantasia del «poeta». E se «finalmente c’è un governo», noi replichiamo: «Lo protegga il Padreterno». Dentro c’è Rifondazione? «Gli conservi la ragione». C’è pure Mastella? «Che gli spenga la favella». Fa il ministro Pecoraro? «Fa che giochi non da baro». E Di Pietro fa i lavori? «Dio protegga i costruttori». Tanti i sottosegretari? «Rivolgiamoci agli altari». Pochi i senatori? «Salva noi dai traditori».

Già, i traditori di palazzo Madama. Predice quasi il futuro, Sircana. Che dopo il primo anno di calvario, si ispira anche al Pd e scrive: «Mentre Prodi ci addormenta, qui si addensa la tormenta. C’è Rutelli un po’ incazzato e Fassino stralunato. C’è Veltroni gran gattone, che già pensa all’elezione... ». A quale, visto che la riunione del Comitatone è datata 30 maggio 2007? Pensa già da segretario o addirittura da candidato premier? Ma questa è un’altra storia. E intanto, il «nostro», in un altro suo lavoro, punzecchia di nuovo il Pd: «È un dovere esser più trendy, dei moderni nuovi dandy, con l’immagine più soft, e perciò prendiamo un loft».

Volano gli stracci, la sinistra batte i pugni. E il 13 giugno il governo riunisce i capigruppo di maggioranza. Lui la vede così. Tra un «Bonelli in bicicletta, munito di paletta» e la Palermi col «piccone, per scavare un bel bucone», tutti cercan il tesoretto. «Tutti quanti a domandare, “da che parte devo andare?”, Prodi chiede “chi ha la mappa?”, ma si vede uno che scappa». Chi sarà mai? «È lontano, ormai galoppa, è Tommaso Padoa-Schioppa».

assano i mesi, tutto precipita. Il 24 gennaio 2008 Prodi, sfiduciato al Senato, cade, per mano anche di Clemente Mastella. Che si merita un sonetto ad hoc, ma senza ironia. «Oh Clemente, Clemente - scrive l’ex portavoce, oggi senatore del Pd -, tu che hai reso dolente il nostro presidente... Oh Clemente, Clemente, che ti è saltato in mente?». Si va verso le elezioni anticipate, Sircana non sorride più. E il 23 febbraio compone una sorta di «de profundis». «L’uomo, si sa, ha la memoria corta. Così è e sarà per la persona morta. Ma non mi va, e ora io lo scrivo, ciò che si fa, per scordarmi da vivo». Singhiozzi. O applausi.