Mentre il Tesoro studia 3-4 miliardi di tagli per la Finanziaria, i ministri di Lavoro e Funzione pubblica lo scavalcano. Ma non si preoccupano dei costi Addio rigore, l’Unione rivuole le assunzioni facili Nicolais e Damiano: è ora di assorbire tutti i

Vertice tra Padoa-Schioppa e Draghi

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Immaginare un super ente previdenziale è una fuga in avanti». Cesare Damiano frena sulle ipotesi di fusione fra Inps e Inpdap, che pure aveva accreditato fino a ieri. Il ministro del Lavoro e il suo collega della Funzione pubblica Luigi Nicolais premono, invece, l’acceleratore sullo sblocco delle assunzioni nel pubblico impiego. «Per eliminare il precariato nella pubblica amministrazione - afferma Nicolais - dobbiamo superare il blocco del turnover e delle assunzioni deciso dal governo precedente».
Mentre il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa si aspetta tagli consistenti nel pubblico impiego (si parla di 3-4 miliardi di euro) i suoi colleghi vanno nella direzione opposta: è evidente che la stabilizzazione di centinaia di migliaia di precari, anche se scaglionata nel tempo, avrà costi molto elevati. Una prima ricognizione sulla finanziaria Padoa-Schioppa l’ha compiuta ieri pomeriggio, incontrando il governatore di Bankitalia Mario Draghi.
Secondo le cifre fornite da Damiano e Nicolais al termine di un incontro durato oltre due ore, i lavoratori a tempo determinato nella pubblica amministrazione (dati 2005) sono 121.700 mila, 3.150 sono contratti di formazione lavoro, 36.213 sono i lavoratori socialmente utili, 8.828 sono lavoratori interinali e 88.897 sono «co.co.co», titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa (in tutto fanno 258.788). «È un fenomeno causato dal blocco generalizzato delle assunzioni nella pubblica amministrazione, che bisogna superare», dice il ministro del Lavoro. Ma l’obiettivo dei governi precedenti (il blocco del turnover nel pubblico impiego non è stato esclusiva del centrodestra) era quello di risparmiare risorse. Bisognerà capire che cosa ne pensa il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, che oggi incontrerà Nicolais.
Sulla possibile fusione dei due grandi enti previdenziali privato e pubblico, invece, i due ministri sono apparsi molto prudenti. «Mi sembra improprio parlare di un super ente», spiega Damiano, annunciando che una commissione tecnica si incaricherà di valutare la razionalizzazione del settore. Fonti del dicastero del Lavoro parlano di possibili risparmi valutabili in 3 miliardi di euro in otto anni. Ma è chiaro che si tratta di ipotesi, e lo stesso ministro ricorda quanto sia difficile capire quale può essere il risparmio derivante da una simile operazione: «Non vogliamo mettere il carro davanti ai buoi, procederemo passo passo, confrontandoci con le parti sociali», dice.
Per il momento saranno studiate possibili integrazioni di tipo tecnico, relative alle banche dati che oggi non dialogano fra di loro. «È un’operazione tecnicamente molto complicata», commenta il presidente dell’Inps Gianpaolo Sassi, che pure in linea di principio appare favorevole alla fusione. L’Inpdap non ha ancora completato l’integrazione fra enti e casse dalla cui fusione è nato ben tredici anni fa, e non dispone di una banca dati aggiornata degli assicurati. Nei sindacati confederali, che guidano i comitati di gestione dei due enti, per il momento prevale la prudenza. Le rappresentanze di base del pubblico impiego parlano invece di tentativo di «smantellamento» della previdenza pubblica, e minacciano lo sciopero contro la legge finanziaria.
Il Superinps, se si farà, avrà comunque tempi lunghissimi. Incombe, invece, il rinnovo del contratto del pubblico impiego per il quale Nicolais ha ipotizzato, con tutta la prudenza del caso, una durata triennale mettendo sul piatto quattro miliardi di euro per gli aumenti retributivi. «Stiamo analizzando tutte le possibilità, ne discuteremo coi sindacati», dice il ministro della Funzione pubblica, smentendo la possibilità di un blocco degli integrativi nei contratti pubblici: «Vogliamo vedere tutto quello che possiamo fare - spiega - tenendo conto delle compatibilità della finanziaria». Inoltre, Nicolais ricorda che «in finanziaria il governo farà tutti i passi necessari per sbloccare la previdenza complementare nel pubblico impiego».