Mentre Tonino sorride davanti ai pm il figlio Cristiano si scopre indagato

Massimo Malpica

Cristiano Di Pietro è indagato. Il figlio del leader dell’Idv, consigliere provinciale a Campobasso, finisce nell’inchiesta sull’appaltopoli partenopea per quelle telefonate all’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone. Quelle in cui chiede al funzionario del ministero delle Infrastrutture, che all’epoca era guidato dal padre Antonio, informazioni su lavori e forniture per caserme molisane e incarichi per professionisti amici.
Evidentemente per i magistrati quei rapporti dal «contenuto alquanto ambiguo» tra il figlio di Tonino e il provveditore, così come raccontati nell’informativa della Dia, sono stati sufficienti a iscrivere il giovane Di Pietro nel registro degli indagati. E potrebbe non essere Cristiano l’unico esponente dell’Idv a finire coinvolto nel nuovo filone.
Al vaglio dei pm della Dda diverse ipotesi di reato, come turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Ipotesi da valutare alla luce degli accertamenti su quel canale aperto, quel filo rosso tra il figlio del ministro e il funzionario che si spezza solo per qualche mese nell’estate 2007, quando Mautone viene trasferito repentinamente nella capitale, e che si riallaccia tra la fine dell’anno e l’inizio del 2008, quando è Cristiano che contatta nuovamente l’ex provveditore, sia con degli sms che chiamandolo, tramite la segreteria del ministro, per avere informazioni sulla caserma del piccolo comune molisano di Portocannone. La «coda» non è ininfluente: chiedendo la proroga delle intercettazioni sui telefoni di Mautone, la Dia mette infatti in evidenza come il funzionario, «nonostante» il trasloco forzato a Roma, prosegua in pieno nelle sue attività illecite.
E gli uomini della direzione antimafia sintetizzano in tre punti gli interventi «di cortesia» che Cristiano chiede al provveditore: «Affidare incarichi a persone da lui segnalate anche al di fuori degli ambiti di competenza istituzionale (Bologna); affidare incarichi ad architetti da lui indicati e sollecitati da Nello Di Nardo; interessi di Cristiano Di Pietro in alcuni appalti e su alcuni fornitori (i cui dettagli andranno esaminati e interpretati solo al termine di un’analisi tecnica)».
A questo punto il giovane Cristiano si ritrova indagato a Napoli, e aver rassegnato le dimissioni dal partito conservando lo scranno in consiglio provinciale potrebbe non bastare più al padre. Già a inizio anno il parlamentare Idv Pancho Pardi aveva suggerito che sarebbe stato meglio per Di Pietro jr restare nel partito ma dimettersi «dalla posizione ufficiale in cui si trovava nel momento in cui aveva adottato il comportamento che gli viene rimproverato».
Ma la giornata napoletana non si è esaurita nell’iscrizione di Cristiano e del senatore Di Nardo nel registro degli indagati. C’è di più. Antonio Di Pietro ha infatti fornito una nuova versione sulla fuga di notizie, l’ennesima: «Quando mi sono insediato al ministero delle Infrastrutture - ha raccontato ai pm - ho costituito una squadretta con compiti di vigilanza e di attività ispettiva interna. Ed è stato proprio il lavoro di questo gruppo a permettermi di avere il sentore che intorno a Mautone vi fosse qualcosa». Ricapitolando: prima Di Pietro aveva detto di aver avuto «avvisaglie» di un’indagine, senza spiegare come. Poi aveva aggiunto di aver appreso dell’indagine su Mautone dalle agenzie di stampa (che mai ne hanno scritto fino al mese scorso). Quindi a Repubblica ha parlato di «chiacchiericcio» e di «anonimi». Su Libero martedì ha spiegato che non era «nulla di trascendentale» a fargli decidere di trasferire Mautone, ma solo «notizie e segnalazioni che erano pervenute al ministero». Ora ecco il team investigativo interno.