La menzogna di Guglielmo: passò una notte in Val Camonica

Trovata una ricevuta d’albergo. Il 30 luglio l’uomo pernottò a Breno, sulla strada che porta verso i monti

nostro inviato a Brescia

Non c'è soltanto la testimonianza di un bambino e di suo padre a legare Guglielmo Gatti alle montagne in cui sono stati trovati i corpi squartati degli zii Aldo e Luisa Donegani. C'è anche una ricevuta d'albergo per un pernottamento, quello tra sabato 30 e domenica 31 luglio, il giorno della sparizione della coppia. Quella notte, dalle 3 in poi, Gatti ha dormito all'albergo Giardino di Breno, località dell'alta Val Camonica a 19 chilometri da Forno Allione, il borgo da cui si inerpica la statale del passo del Vivione lungo la quale, dopo altri 18 chilometri impervi, sono stati gettati i cadaveri mutilati.
All'albergo Giardino, un tre stelle con oltre 60 posti letto che sorge sulla strada principale del paese poco lontano dalla stazioncina ferroviaria, due stanze sono state poste sotto sequestro dalla magistratura di Brescia. Non si sa se vi abbia dormito soltanto Gatti o anche gli zii, come farebbe supporre il fatto che le camere sequestrate sono due. I titolari della struttura non rilasciano dichiarazioni: «Magari ne riparliamo fra qualche giorno, o forse fra qualche ora, chi lo sa», sono le uniche parole che si lascia sfuggire la proprietaria.
Nei lunghi colloqui dei giorni scorsi con gli inquirenti, Gatti avrebbe nascosto questo particolare che non è certo secondario. Sicuramente non ne ha fatto cenno ieri mattina al suo legale durante le due ore e mezzo di colloquio nel carcere di Brescia. «La ricostruzione di quelle giornate cruciali fornitami da Gatti è convincente», si limita a dire l'avvocato Luca Broli.
Ma il pernottamento a Breno, unito alla testimonianza della famiglia bresciana che dice di essersi quasi scontrata con la Punto blu di Gatti lungo gli stretti tornanti del Vivione domenica o lunedì, contribuiscono a complicare la posizione del nipote dei Donegani. Il ragazzo che ha riconosciuto Gatti l'ha visto molto bene perché suo padre ha avuto un acceso diverbio con l'uomo accusato del massacro. I due sono scesi dalle auto alzando la voce, non si sono limitati a frenare e fare manovra. Gatti invece ha sempre negato di essersi recato nell'alta Val Camonica nei giorni della sparizione degli zii. Agli inquirenti e all’avvocato ha dato una versione smentita ora da una ricevuta d’albergo.