Un «Mercante» da esportazione

Scena vuota, qualche sedia, quattro attori che ricoprono i ruoli principali di Shylock, Antonio, Bassanio e Porzia dando anche corpo e voce a due figure del sub-plot (Lorenzo e Jessica), maschere orientaleggianti sul volto e le parole sublimi di Shakespeare. Ha fatto della semplicità la sua cifra stilistica più precipua, il giovane ma già affermato regista Massimiliano Civica, nome di punta del teatro contemporaneo italiano e da qualche tempo direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova, che da questa sera approda a India con Il Mercante di Venezia (Premio Ubu 2008 per la migliore regia). Spettacolo di rara pulizia scenica, capace di ricondurci all’immediatezza espressiva di un linguaggio che, operando decisi tagli sul testo, azzera ogni orpello a vantaggio degli elementi costitutivi della pratica teatrale, questo lavoro è pensato come un campo di forze in cui si gioca la partita relazionale tra i quattro personaggi (affidati a Oscar De Summa, Mirko Feliziani, Angelo Romagnoli ed Elena Borgogni): una geometria con in sottofondo i temi dell’usura e dell’antisemitismo a proposito della quale il regista stesso chiarisce: «Il Mercante di Venezia è un enigma. Ma l’enigma non è una domanda, bensì una certificazione della realtà. Non è qualcosa da capire ma da contemplare. Come si contempla un paesaggio, il mare, l’abisso dei nostri ricordi, un amore, l’irriducibilità al senso di ogni manifestazione piena della vita».
Solleva emblematici dubbi di ordine etico anche la premiata commedia Keely And Du della statunitense Jane Martin (considerata «la più famosa dei drammaturghi americani sconosciuti») che Beppe Rosso presenta sempre a India da domani in seconda serata (alle ore 22), con Barbara Valmorin nella parte di Du, lo stesso regista in quella di Walter, Federica Bern in quella di Keely e Alessandro Lombardo che fa Cole. Si snoda qui una trama estrema e a tratti paradossale che vede una giovane donna (Keely), decisa ad abortire perché violentata dal suo ex-marito, venire rapita da un prete e dalla sua aiutante, membri di un’organizzazione in difesa della vita, intenzionati invece a fare in modo che quel bambino nasca e cresca. La posta in gioco è dunque molta alta e, pur se il testo inclina per sfumature ironiche e lievi, questo spettacolo ci chiama a una riflessione peraltro quanto mai attuale - sul rapporto tra religione e coscienza, fede e libertà personale.
Entrambi i titoli replicano fino a domenica. Info: 06.684000311.